Parasite.

Parasite. Il film dell’oscar. A parer mio non era proprio il caso. Il regista ne ha composti di migliori.  Anche delle imprecisioni mi hanno quasi incuriosito: dopo la partenza dei padroni di casa, se non vado errata, i cagnolini sono scomparsi dalla scena e non sono più tornati.

Erano rimaste le “zecche” di casa.. i parassiti.

La trama..sì il colpo di scena della cantina… ma poi? Mi pare tutto un pò lungo un pò contorto e, soprattutto con ben poca eleganza cinematografica. Non è un film raffinato. Anche se di film raffinati con una certa poetica , ormai ce ne sono ben pochi.

L’unico, a parer mio è “Sorry we missed you” del grande Ken Loach. Da vedere.

La descrizione del parassita, devo dire mi sembra puntuale.

Ho avuto la fortuna/sfortuna di averne conosciuto uno nella mia vita, proprio poco tempo fa. Sfortuna perchè è una persona meschina, fortuna perchè comunque ho imparato qualcosa di utile.: riconoscerlo .

Il parassita è un manipolatore senza cultura, senza personalità, senza alcuna capacità affettiva. Un grande egoismo centrato ad apprendere cosa più aggrada l’ospitante così da potersi insediare comodamente senza disturbare, succhiando sangue ed energia.

Proprio questo vecchio parassita mi disse che non riusciva a stabilire un contatto con me perchè non sapeva come “entrare”, a cosa doveva uniformarsi, adeguarsi, non trovava entrate… allibita gli risposi – non avevo ancora capito che si trattava di animale sgradito come la zecca – che ci si pone come si è, ci si conosce e non capivo. Sempre qualcosa non mi quadrava. C’era un finto interesse, un’accidia di base, specialmente se le cose proposte  non erano interessanti per fare una bella figura con gli altri ospitanti vestendosi da poveretto, delicato e un pò malaticcio.

Ospitanti intendo gli altri “animali” – come sarei dovuta diventare anch’io – che ospitano il parassita tra i peli della pelliccia così che si piazza senza dar troppo fastidio, con poche pretese ma viene scorrazzato in giro comunque. Ogni tanto l’ospitante si gratta. Vorrebbe toglierselo di dosso ma alla fine basta una grattata e il parassita per un pò scompare.

Questo parassita transitava tranquillamente, contento anche di farsi usare anche come “walker” (l’accompagnatore tanto per non girare da soli, in uso negli Stati Uniti), cosa che non comporta alcun impegno oneroso. Anche per le ferie estive il parassita ha una sua collocazione: mare, montagna, isole con soste cittadine in attesa del cambio di “animale”. Si colloca tranquillamente: segue le signore nei loro commenti e i mariti nelle bevute. Alla fine è innocuo. Ci si dimentica di lui a fine vacanza: ” ma va che bravo, non ha neanche disturbato, si è comportato bene a tavola”. Nel caso, dà  la zampa.

Il parassita finge di interessarsi ma in realtà gli rompi un pò i coglioni perchè a lui non interessa nulla se non sopravvivere alla bell’e meglio, arrivando a fine giornata più o meno soddisfatto.

sostantivo maschile
Il tipo dello scroccone, amante della buona cucina, spesso invitato ad allietare con buffonerie i commensali, reso celebre soprattutto dalla tradizione comica classica; in origine, funzionario culturale ateniese chiamato a partecipare alla divisione della vittima nei sacrifici.

Il parassita fa leggermente ribrezzo. Ci sono degli ottimi antizecche.  Mite, servile ma deciso, pettegolo ma molto, molto riservato. Una lingua biforcuta che esce con un tono di voce confidenziale e con le mezze parole…il dico non dico. Alla fine il parassita lo riconosci perchè se stai bene con te stessa/o è di una noia mortale e non propone mai nulla, forse perchè non sa nemmeno chi è lui e cosa potrebbe piacergli!

3 risposte a "Parasite."

    1. auacollage ha detto:

      Adesso ..forse..ho imparato un pochino , ma attenzione: sanno mimetizzarsi molto, molto, molto bene e individuarli nel folto delle pellicce non è facile. Potrei dire che il mio, allla fin fine, é stato quasi un colpo di fortuna! 🍀🍀🍀🍀🍀🍀

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