Osservare gli aggregati?

“Nei diversi ruoli che ogni giorno dobbiamo rivestire come genitori, coniugi, figli, amici, lavoratori, possiamo imparare a porci in ascolto, ad esprimere con coerenza i nostri bisogni e ascoltare gli altri in modo che le parole non siano soltanto udite, ma comprese fino in fondo. La comprensione profonda smorzerà l’aggressività, forse eliminerà la violenza di certe risposte, di tanti giudizi gratuiti, restituendoci un modo di relazionarci soddisfacente, pieno, appagante.” Marshall B. Rosenberg

Avevo il ruolo di quella in coda alla cassa per prima. Una signora mi chiese se potesse passare prima. Avevo tante cose ma tutte uguali: banane. Avevo fame, erano passata l’una e ci avrei messo due minuti. Dissi di no. Non so perchè ma dissi di no.

Alla cassa erano sorti problemi con qualcosa di elettrico e tecnologico. Si era fermato tutto nel mezzo di un conto.

Alla signora del conto in fieri feci notare che si era dimenticata dei pomodori nel cestello in terra e se, per cortesia, poteva rimetterlo a posto per non intralciare, altrimenti non importava: lo avrei messo io, lo facevo sempre.

Ho capito dopo che, forse, aveva volutamente abbandonato nel cestello i pomodori che non voleva comprare ma per qualche suo motivo recondito e insoluto ( anche dall’analista) non poteva semplicemente dirlo e lasciarli alla cassa. Quella dell’abbandono visibile era la sua tecnica per…mah.

La povera confezione di pomodorini era stata dimenticata anche sul nastro della cassa e, questa volta, glielo disse la cassiera. Fu costretta, la poveretta, a comprare l’ormai odiosa confezione di pomodorini che aveva cercato invano di abbandonare già prima ed anche a non lasciare in mezzo al passaggio il cestello che, almeno quello, riuscì a spostare solo con qualche calcetto.

Contemporaneamente all’enorme giovane signora pachiderma con il karma del pomodorino, sento arrivare alla mia destra la ramanzina della signora stizzita, ancora in coda (ma sarebbe stata un posto avanti se le avessi lasciato il mio). Una voce un pò stridula – non troppo alta perchè timorosa di chissà quali scatenamenti di tsunami – mi redarguiva che dovevo smetterla, che non potevo comandare a tutti, il cestello, la distanza ( è vero le avevo chiesto se poteva non starmi appiccicata , tanto lo spazio c’era e se poteva tenere un metro lo avrei preferito; forse avanzava perchè sperava le lasciassi il mio posto), che in giro era pieno di paranoici e che questo e che quello ma non ascoltavo, sentivo la voce lontana.

Ho chiesto scusa alla signora del pomodorino: speravo di non averla offesa perchè le avevo chiesto di mettere via il cestello. Lei , nei fumi di un panico un pò affannato e sudaticcio, sembrava esattamente come un elefante davanti ad un topolino, farfugliò un no, no.

L’altra, l’esatto opposto, non so cosa dicesse ma mi resi conto che se la pomodorino aveva la stazza di un vero e proprio pachiderma, con un’altezza che sovrastava quasi il penultimo scaffale, la stizzita era uno scricciolo: piccolissima e secchissima.

Il potere del no. Una scenetta deliziosa, quasi da circo con il topolino e l’elefante. Vidi questo e mi domandai perchè le avessi detto di no. Ecco, il perchè mi è ancora oscuro e, credo, rimarrà tale. Però mi ero ritrovata ad essere una quasi divertita osservatrice di tutta una serie di azioni che si incrociavano le une sulle altre. Un micro caos che si scioglieva e si ricomponeva Un momento di una serie di aggregati in azione senza alcuna consapevolezza. Compresi i problemi con la cassa e tutti i personaggi che si aggiravano intorno alla spina elettrica.

Avevo una percezione molto diversa. Mi è spiaciuto non averla lasciata passare, la secchetta. Mi piacerebbe farla passare la prossima volta: vedrei un’altra scenetta. Spiaciuta è una parola grossa perchè è tutto talmente già andato…mi sono domandata solo il perchè.

Ho fatto un sogno molto bello stanotte. Mi strappavo due peli ma erano due vere e proprie spine di acciaio. Così arriva questo tempo nuovo con due spine di meno nel fianco. Così arriva questo tempo nuovo dove osservo me con un occhio diverso: la non-esistenza della realtà che viviamo.

La totale inconsistenza delle nostre comunicazioni e cosa creano e disfano. Gli aggregati che non esistono, sorgono e svaniscono e che possiamo osservare in azione anche in un supermarket.

L’Ego che ci fa passare questo tempo e crea occasioni di chiacchiere. Poi moriamo e Puf! Basta Ego, basta chiacchiere. Ma tutto cambia e può cambiare in un attimo, ma non lo sappiamo. Non possiamo saperlo nonostante, per alcuni tapini, una marea di tempo – persa – a cercare di controllare.

Non riusciamo a capire che il nostro tempo di cottura. Noi non possiamo saperlo. Come se un pollo arrosto in forno ti dicesse :”Ueilà, guarda che cuocio in 36 minuti e 57 secondi!”.

Come diceva il Buddha: “Abbandonate gli aggregati, perchè nessuno di essi vi appartiene!”

Gli aggregati sono: – Forma materiale ( rupa) – Sensazione (vedana) – Cognizione ( sanna ) – Volizioni (sankhara) – Coscienza (vinnana).

Domani torno al supermarket. Mi sono dimenticata il caffè.

Ho messo l’immagine di un pezzo di tela sulla quale dipingo e mi pare bella come un quadrettino. Puf!

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