Cuore di caccola.

Cuore di caccola. Caccola, coccola. La caccola è una coccola, un momento di riflessione in macchina, il semaforo: uno strumento prezioso per lasciar andare pensiero e dito a scavare dentro se stessi. Azione che sottolinea come il patriarcato ci indica la strada, sempre. Come la pausa meditativa esista anche nel nostro mondo contemporaneo e si esprima nella sua rapidità e nella sua essenziale corporeità: cadenzata dai semafori, osservata attentamente.

La serie: “E questa com’è?” presuppone l’occhiata rapida – prima del verde- all’oggetto ritrovato con solerzia e ricerca anche approfondita.

Potremmo paragonare La ricerca della caccola alla recherche del tempo perduto e qui ritrovato? Penso di sì. In fondo caccola e madeleine sono la stessa cosa. La prima più in linea con la rapidità richiesta oggi dal nostro ritmo quotidiano.

Cuore di caccola, ieri ho avuto l’occasione di osservare un cultore della pratica. Uno dei grandi “esperti da semaforo”. Si vedeva che era felice. Uno di quei momenti dove non c’è la moglie, ormai addomesticata da anni, che sempre lo nomina con il tono annoiato, del rimprovero polveroso, al bambino disubbidiente: “almeno fallo quando non c’è gente”. Il mistero per lei, comunque rimarrà: ma quando lei non c’è se le mangerà?

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