Tutti al super.

Tutti la super quel giorno ma non importava. Era arrivata l’autopsia del Professore. Morto d’infarto. L’ispettore però voleva capire alcune cose. Lo guardavano tutti. Cosa ci faceva al super quello lì? Era ancora in giro? Gesuina lo guatava da lontano, lei aveva un occhio fino. Un occhio perché l’altro l’aveva perso. Come: non lo sa nessuno. A lui, della cecata guardinga, non interessava proprio.

Buongiorno Anna. Mangia qui al bar con me? –  Esordì l’ispettore che l’aspettava, con un crodino in mano davanti al bancone, nello slargo del corridoio c’erano quattro tavoli in fila. Scelsero quello in fondo.

E per una volta l’Anna si mosse sicura in mezzo alla gente che girava nervosa di non sapere e voleva assolutamente sapere. Tra le corsie si formavano dei crocchi, E tanti telefonavano e il parcheggio, pian piano, sembrava affollarsi di auto. Tutti fuori a vedere.

Si era messa un po’ in ordine e camminò a testa alta, con un vestito a fiori rosa e un golfino di cotone bianco ben chiuso sul petto.

Ormai divertito da quel palcoscenico improvvisato, l’ispettore entrò nella parte. Si sedettero uno di fronte all’altra con due insalate miste, di quelle confezionate, un cestino di pane e due minerali piccole.

Le chiese sapeva dei pedinamenti di Giovanni Ferraris, se si era mai accorta che ogni sera lui la seguiva. Lei lo sapeva benissimo. Le prime volte si era allarmata ma poi aveva capito che Giovanni era un buon uomo e così era quasi contenta della scorta serale, si sentiva più sicura, anche se immaginava che davanti a un qualsiasi pericolo, lui non sarebbe riuscito a fare nulla.

E lo spazzolino elettrico? Quello? Alla cassa gli faceva sempre una battuta su come era vestito, sulla barba, su quella specie di sorriso sdentato. E quel giorno, quando vide che aveva raccolto molti punti e gli disse che poteva scegliere un premio, lui, per rimanere attaccato al bottone un minuto in più, si affrettò a chiederle consiglio.  Così lo spazzolino elettrico ebbe il suo bagno.

Tutto qui.

A lei non piaceva nessuno, non aveva interesse per qualcuno. “Ma chi? In paese? Ma scherza? In paese? No, sono qui faccio il mio lavoro e sto bene così. Non vado a cercare nessuno e tutti hanno capito di lasciarmi in pace. Pensi, anche il professore, pace all’anima sua poveretto, ci aveva provato. Sì, mi inviava poesie, le lasciava nella casella delle lettere. Io non ho mai detto nulla e lui ha smesso”.

Così il mistero dello spazzolino sembrava chiarito. Il professore doveva aver preso uno spavento, o qualcosa l’aveva spaventato, Gli era venuto un infarto in bicicletta ed era caduto. Magari, senza respiro, aveva provato a togliersi la camicia e così la manica era mezza arrotolata.

L’ispettore tornò alla sua vita quotidiana in sede, senza alcuna risposta, senza nessuna emozione da ricordare.

In quel momento, vicino al bosco, Pierfrancesco diede delle erbe a Giovanni per calmarsi. Non poteva essere stato lui. Non aveva ucciso il Professore, la Talpa ne era certa.

in evidenza la bici, raccolta per strada del compianto Giuseppe Orefice – Il Professore.

Qui sotto: Pierfrancesco fuori di casa tra le sue erbe.

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