Pozioni e conclusioni.

Pozioni e conclusioni delle preoccupazioni e dei sogni. Pierfrancesco arrivò al bar quella mattina in cui sembravano tutti in scompiglio. Il Valter era arrivato presto, veloce, due parole: “Sono riuscito a sapere dell’autopsia: il Professore è morto d’infarto, così è caduto dalla bicicletta”.

Silenzio totale. Gesuina salta su dicendo che tutti avevano visto l’ispettore, il giorno prima, al super con la cassiera, a parlare. E magari lei era sospettata.

Valterone, per sedare, quel tanto che bastava, gli animi avidi di notizie per le storie infinite da raccontarsi e poter cambiare ogni mattina con un particolare nuovo, disse che l’ispettore sapeva già dell’infarto.

Perché poi, avesse parlato con l’Anna del super, bè quello dovevano chiederlo a Lei…e così la storia poteva continuare, alimentata da una curiosità pettegola quel tanto che bastava, senza cattiverie o accuse per qualcuno.

Dopo il bar, subito all’edicola da Lucia. Entravano in continuazione e ognuno raccontava la sua versione: come aveva visto questo e quello e l’ispettore, che però era un bell’uomo in fondo e mi han detto che era stato sposato. Ma non lo sapevo, è vero l’han detto anche a me, la farmacista conosceva la moglie, anche una bella donna che adesso però vive in un paese vicino a Milano, aspetta mi ha detto anche il nome ma non me lo ricordo.

In mezzo a tutti nessuno sapeva, né qualcuno l’avrebbe mai saputo, ma Pierfrancesco eraa al corrente della verità.

Il giorno prima aveva dato una ricetta di erbe a Giovanni per calmarlo. Adesso lo aspettava al bar. Tanta gente aveva attirato tanti, in più, anche chi non passava mai.

La verità sommersa era che quella famosa mattina Giovanni aspettò che il professore uscisse dal portone e lo fermò dicendogli che voleva misurare la pressione: stava facendo un corso on -line da infermiere.

Così gli prese il braccio e gli tirò su la manica in malo modo e questi si spaventò a morte e cercò di scappare ma cadde malamente. La bici strisciò a lato e il povero Giuseppe Orefice rimase lì: stecchito in meno di un minuto.

E il Ferraris scappò via, più spaventato del morto.

Sbiancò di più quando entrò al bar, non ci voleva entrare quella mattina ma c’era così tanta gente e se poi l’avevano scoperto, sarebbero andati a casa sua.

Vide Pierfrancesco: sorridente. Lui si sentiva colpevole: l’aveva fatto cadere e aveva picchiato la testa, qualcosa aveva fatto.

Cosetta gli gridò dal bancone: “Oh! Ma lo sai che è morto d’infarto cadendo dalla bici? Il Valter è arrivato presto per raccontare che l’hanno saputo ieri. L’autospia, no l’autopsia dice così”.

Ah allora era stato un infarto? Ah, bè, magari gli sarebbe venuto lo stesso.

Il Giovanni ci rimuginò su per qualche giorno e poi decise che non siamo noi a decidere della vita e della morte. E’ sempre la mano di Dio. Con lui o senza di lui quel giorno il Professore sarebbe morto comunque. Questo lo convinse.

Dopo un po’ si sentì libero dal peso e, per fortuna, non aveva ancora trovato un dentista.

Avrebbe continuato ad aspettare Anna dopo il super e sarebbe stato più attento a non farsi influenzare dai venerdì,

Lo strano Dottor Rossi non si vide più.  Pierfrancesco era convinto che fosse l’assistente di un vampiro.

I gemelli avevano ripreso le varie inseminazioni delle scrofe e l’Avvocato declamava articoli del Codice Penale durante ogni racconto della mattina circa un presunto assassino o riguardo gli omicidi, numerosissimi ormai, scoperti dall’Ispettore che, quell’estate era stato da loro, sì proprio da loro, lì in paese!

Così Il paese aveva ripreso con le sue abitudini. Quest’anno l’estate tirava via bene. Era sempre così: quando arrivava qualcosa di nuovo il tempo passava più in fretta.

Laggiù i racconti si arricchiscono.

5 risposte a "Pozioni e conclusioni."

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