Capodoglio e Farfalla. Una storia.

Capodoglio e Farfalla.

Ero in barca, andavamo verso la Martinica. Vidi in lontananza, sull’oceano tranquillo, con l’increspatura costante dell’aliseo di dicembre, un getto d’acqua alto e sottile.

Presi il binocolo, non si cambiava rotta per un getto d’acqua. Pensai una balena. Invece era un Capodoglio. Enorme, come non si crede possano essere. Così come non si crede che esistano balene abbastanza piccole.

La schiena dritta. Il muso squadrato. Blu, grigio. Sicuramente nero dopo il tramonto.

Cosa ci faceva in un’acqua forse un po’ troppo tiepida per lui? Più sotto la storia.

Era agosto, questo, di quest’ anno. Andavo per gatti tutte le mattine. Andar per gatti significa, per me, portar loro il cibo e pulire la cassetta. Quando i proprietari se ne vanno in vacanza o dove vogliono.

Passo sempre dal parco e passo davanti all’acquario civico. Non entro all’acquario da quando ero piccolina, e forse superiamo i dieci lustri di tempo.

Vedo il cartello di una mostra. Tale Vanni Cuoghi che, non so come mai, seguivo quando ero sui social, su instagram perché, chissà come mai, avevo visto dei suoi lavori e mi erano piaciutì.

L’ho incontrato l’altro giorno nel suo studio. Dovevo ritirare il Capodoglio. Il quadro ad acquerello che avevo visto all’acquario e ho acquistato ed è quello dell’immagine in evidenza.

Ho parlato di mille cose senza dire nulla e curiosa di conoscere l’artista – nonché docente di pittura all’Accademia di Como – così lontano dalle campiture di colore delle quali ho bisogno, forse per segnare un limite alla mia emotività forse perché non disegno così e fin dall’asilo non avevo quella pazienza del tratto piccolino che aveva la mia amica Stefania Carcupino (suo papà era pittore mi pare).

Così vicino al sogno e alla possibilità di renderlo reale. Un’ammirazione infinita, dei lavori meravigliosi, interessantissimi. Anche lui lavora su progetto. L’espressione della fantasia ora nell’immagine, ora nel tratto. Impregnata di cultura, di ricerca e di quell’emotività  ben composta che si porge allo spettatore delicatamente e riesce a farlo fermare.

Li prenderei tutti, Ogni giorno una pagina, ogni giorno un “monolocale”.

Ho portato via il mio capodoglio della mostra “Submariner”.

C’erano anche il polpo, la razza, il nautilus tutti animali marini giganti. Ciascuno con un personaggio.

Il Capodoglio però raccontava la sua storia con la ragazza e la farfalla.

E fu proprio quel giorno quando lo vidi in Atlantico, che seppi dai pescatori di Tangeri l’anno dopo, tornando dai Caraibi, che si era perso.

Era arrivato sino alle Colonne e loro lo avevano aiutato e riprendere la rotta verso sud, costeggiando l’Africa per un tratto.

Un’estate nello stretto di Magellano, in pieno novembre, faceva quel caldo che lì, più che a Rapa Nui o a San Fernando, portava un tepore che faceva sbocciare la pampas cilena con la sua flora da vento teso.

In attesa di una femmina, la primavera è la stagione degli amori,  il Capodoglio – e non gli daremo il suo nome solo per non far diventare questo fatto una storia e/o banalizzare una storia come fatto – vide un piccolissimo essere colorato che girava intorno a lui che era enorme ed arenato su una lunga banchisa tiepida.

Era una farfalla.

Farfalla Regina.

Una farfalla Regina, esattamente.

Bellissima. Avevano qualcosa in comune. Le ali, solo le punte erano blu, come l’acqua sotto il sole. Come la sua coda quando si era voltato indietro con il suo testone e l’aveva vista maestosa e quasi luccicante.

Come era piccola e sottile e si muoveva, nonostante fosse così piccola, in quel mondo strano e soffocante, sopra di lui , dove non poteva vivere, con la sua stessa leggerezza.

Sapeva della sua enorme grazia quando solcava gli oceani, così senza peso, con le correnti che potevano trasportarlo ed era affascinato da quel piccolo mondo di colori danzante, in fondo così simile.

A picco sulla scogliera arrivò una ragazza. Capelli al vento, giaccone ancora pesante. Lo vide. Vide il Capodoglio con il binocolo – come lo avvistai io medesima, mesi e mesi dopo –

La ragazza però vide la sua coda che continuava a muoversi come in una danza e  non riusciva a capire come mai.

Così, ignara della danza del Capodoglio e della sua Regina, cominciò a salutarlo, sbracciandosi a più non posso.

E tutto accade nello stesso momento, come spesso succede.

 Il capodoglio la vide sbracciarsi e pensò di essere in pericolo – con gli esseri di quel mondo aveva perso parecchi parenti –  e subito si immerse per scappare.

Una folata di vento, così rare nello Stretto, portò via la farfalla.

Così il Capodoglio si mise in cerca della farfalla, senza sapere che nel suo territorio non ne avrebbe mai trovata una ma non perse mai la speranza, per questo nuotava a filo dell’acqua.

I pescatori di Tangeri, che, come sanno i popoli del deserto,  parlano il linguaggio dei pesci, dopo la sua triste narrazione, gli spiegarono cosa fosse una farfalla e gli mostrarono un’immagine che chiese di farsi tatuare sul dorso.

Così, se per caso, passate da qualche oceano – adesso si pensa stanzi, solo per questa stagione, a Buona Speranza, e vedrete un capodoglio con tatuate una ragazza e una farfalla, lo potrete riconoscere e per questo potrete essere un po’ più felici.

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...