Umani.

Gli umani sembrano sempre così preoccupati. Se solo sapessero che tutto ciò che devono fare è fare baccano, perpetuare la specie e morire.

Ad altri da te.

Amico da nemico io ti sfido
Tu con monete false nella borsa degli occhi,
Tu amico mio dall’aria accattivante
Che per vera mi rifilasti la menzogna
Mentre spiavi bronzeo i miei più gelosi pensieri
Che mi allettasti con luccicanti pezzi d’occhio
finché il dente goloso del mio affetto trovò il duro
E scricchiolò, e io inciampai e succhiai,
Tu che ora evoco a stare come un ladro
Nella memoria, moltiplicato da specchi,

In sofferente indimenticabile atto,
Mano lesta nel guanto di velluto
E un martello contro il mio cuore
Eri una volta una tale creatura, un così allegro,
Schietto, spassionato compagno,
Che non avrei mai detto né creduto
Mentre una verità spostavi nell’aria,
Che per quanto li amassi per i loro difetti
Come per i loro pregi,

I miei amici non erano che nemici sui trampoli
Con la testa fra nuvole d’astuzia!

Dylan Thomas.

Friend by enemy I call you out.
You with a bad coin in your socket,
You my friend there with a winning air
Who palmed the lie on me when you looked
Brassily at my shyest secret,
Enticed with twinkling bits of the eye
Till the sweet tooth of my love bit dry,
Rasped at last, and I stumbled and sucked,
Whom now I conjure to stand as thief
In the memory worked by mirrors,

With unforgettably smiling act,
Quickness of hand in the velvet glove
And my whole heart under your hammer,
Were once such a creature, so gay and frank
A desireless familiar
I never thought to utter or think
While you displaced a truth in the air,

That though I loved them for their faults
As much as for their good,

My friends were enemies on stilts
With their heads in a cunning cloud.

Dylan Thomas.

Lui, nella sua intricata immagine, avanzo su due piani, nella sua arte scontrosa o mestiere, specialmente quando il vento d’ottobre gelido mi scarruffa con le burbere dita,

Iniziano queste sue poesie.

Ma possiamo ben chiamarle così? O la poesia è sempre, semplicemente, un pezzo di cuore esposto? Sempre nei momenti di troppa ebbrezza ti fanno dimenticare il limite e così ti doni senza saper nulla di te in quel momento.

Divagazione aggiunta: Guardavo con un piccolo momento d’invidia, la libertà di quell’anziano signore – poco più anziano di me – ordinare alle undici del mattino un bicchiere di bianco al bar dell’Esselunga. Saggia avevo ordinato un caffè. Come mi sarebbe piaciuto un buon bicchiere di vino ma alle undici era prestino.

Il bar dell’Esselunga, nato dopo il primo Covid con il piccolo super, sul Corso, non sembra ma è essenziale per tanti. Neutrale, semplice, senza giudizi. Altri caffè, vinerie, panetterie con 4 tavoli, non hanno nulla e sono insulsi o hanno troppo, come l’occhio giudicante o la clientela troppo abituale e in una casa privata ti sembra di entrare, rompere un equilibrio consolidato o nutrire lo spettatore affamato. Così rimane quello spazio gradevole dove sono gentili e se ti siedi da sola/o, non ti senti uno straniero sperduto. Vorrei tornare a Venezia tra poco, quando gli alberoni sono rossi.

2 risposte a "Umani."

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