OSSIDAZIONI

Ossidazioni – Wondering faces.

ossidazione

/os·si·da·zió·ne/

sostantivo femminile

  1. 1.

Reazione mediante la quale un elemento o composto, che si ossida, cede elettroni a un’altra sostanza, che si riduce (perciò è detta anche, più propr., ossidoriduzione ); in senso più ristretto, reazione di combinazione con l’ossigeno.

  1. 2.

COM.

Nel linguaggio corrente, a proposito di metalli, la perdita della loro caratteristica lucentezza fino al formarsi della ruggine sulla loro superficie, in conseguenza di una prolungata esposizione all’aria e all’umidità.

Esposti all’aria e adesso esposti , dal 18 novembre alle 17.00 hanno per un mese un uno spazio aloro spazio dedicato all’Osservatorio di Corso di Porta Ticinese 83. 

L’osservazione delle piccole cose, del piccolo particolare per poi trasformarlo.

Trovare una nuova collocazione, aprire uno spazio nuovo. C’è altro.

Anche l’ossidazione in sé mostra il “c’è altro”.

.Un cancello di ferro, una cascina abbandonata.  Una passeggiata nella campagna al confine tra il Piemonte e la Lombardia. L’artista da sempre per le sue foto, ricerca il particolare. Un incontro casuale quello con la casa abbandonata perché il progetto, precedentemente esposto in una collettiva al Castello di Sartirana, riguardava lo stato dei boschi, pieni di rifiuti abbandonati.

Il grande cancello di ferro la colpì per lo stato di abbandono del luogo e l’osservazione, quella creativa dell’artista, le fece notare le ossidazioni e vedere quello che, forse solo l’artista vede nelle piccole cose.

Faccette. Tutta con la propria espressione.

Tutti insieme:  una piccola schiera di personaggi.

Ogni segno una faccia. Una faccia del tempo.

Ossidazioni: trasformazioni naturali che permettono un’altra visione. E l’artista ha questa capacità visionaria, da sempre e coglie e trasmette. L’artista è il messaggero per antonomasia.

Un’espressone di quello che Klee diceva:

L’arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è.

L’Osservatorio: un elegante negozio di ottica dove il titolare, ama scegliere dei lavori di artisti con cui circondarsi per qualche tempo.

Qui sopra il comunicato stampa. Io proprio contenta perchè volevo proprio mettere in fila questo piccolo esercito di faccette di ferro che mi riporta al mago di Oz. Forse quel soldatino di latta, se ben ricordo, lo immaginavo con una faccia simile.

Non è un libro che ho amato da piccola, mi era piaciuta la fantasia ma già verso i 14 anni. da più piccola era Salgari e, ancora prima, Alcott e Twain e, prima di tutto: “Ancora una e poi basta” di Lina Schwarz, Poesie e filastrocche.

Tornando alla mostra Il proprietario spera in una gran folla, come al solito. Vedremo. Non frequento tanta gente. Lui, non conoscendo il mondo dell’arte e non potendo credere che io sia una del gruppo “rintanati e leggermente asociali”, spera in un flusso continuo di gente. Lo spero anch’io perchè magari non ci sarà una prossima volta. Ma non mettiamo il carro davanti ai buoi.

Francamente, non aspettavo alto che dare vita a queste ossidazioni, a queste facce attonite. Ciascuna con una sua realtà.Purtroppo ne esporrò solo una decina. Lo spazio è piccolo. Sono quasi trenta se ben ricordo (oggi torno in studio e le conto). Mi piacerebbe uno spazio grande e qualcuno che scrivesse cosa pensa (se caso mai, trasmettessero qualcosa queste ossidazioni stupite) a riguardo.

Buona domenica.

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