2001 Odissea.

2001 Odissea. Erano tutti fuori. La discoteca in Forze armate. Il mercoledì era la serata rock.

Era uscita dalla scimmia, da una settimana. Un pò dolorante, i reni, ma voleva vita e gente. Aveva ripescato, chissà come, un gruppo di amici, non proprio amici ma conoscenti. sapeva che a uno di loro stava particolarmente simpatica. Così lo contattò. Quella sera al 2001 Odissea. Fantastico. Adorava ballare. Da quanti anni non ballava? Non vedeva l’ora.

La passarono a prendere e si trovò catapultata in una realtà che era da tempo lontana. Era stordita, emozionata. Non sapevano di quegli anni e riuscì a non spiegare, come al solito, raccontò come fosse, con il suo essere, come dire, anima vagula blandula. Di quelli non le poteva interessare di meno: non vedeva l’ora di ballare.

Tutti dentro, prendere un divano per dei posti e lei subito in pista. Incontri durante il ballo di persone che non vedeva da decenni, come Robertina che al mare ballava come lei quasi tutta notte. Fu una festa.

Era uno stecco, con i soliti jeans e i soliti camperos. Non conosceva il mettersi in tiro e poi al 2001 Odissea non era necessario. Veniva da un altro mondo parallelo dove la mattina ti alzi e tieni quelle due linee per iniziare lo sbattimento che, di solito, se andava bene, si concludeva dalle 11.00 alle 14.00 per ricominciare verso le 18.00.

Ballava e ballava e poi arrivò Sandro, il fratello di quello che l’aveva portata lì. Un suo amico – vedi quello seduto là – voleva conoscerla. Ma io voglio ballare” – rispose lei un pò scocciata – ma quello insistette più e più volte.

“E’ quello biondo o quello moro?” Chiese, ormai un pò stufa. “Quello biondo”- rispose Sandro. “Ecco a me non piacciono i biondi quindi lasciami in pace”. Ma lui tornò ancora.

Esasperata andò con lui dai due tipi seduti su un grande puf. Uno riccio con gli occhi azzurri e l’altro biondo, capelli scomposti, occhi azzurri, abbronzato. Era quello. Non ci fece caso che era piuttosto bello. Lei ballava, si stava riprendendo la vita e questo cosa voleva?

Comunque arrivò e si presentò: Marco. Bene Marco cosa vuoi? Volevo offrirti da bere, vieni? Va bene ho sete, quindi va bene. Cosa prendi, una vodka? Qualcosa? Grazie un succo di pera e un bicchiere d’acqua.

Lui la guardò stupito. Cosa? Ma scherzi? Non bevi. No. Ballo, sudo e ho sete, l’alternativa all’acqua è un succo di frutta e quello che preferisco è alla pera. Ma non, dai, bevi qualcosa. Un rompiballe. Lei rifiutò, voleva tornare in pista e basta, ma lui non mollava.

Lei non beveva. Fino a poco tempo prima aveva fatto altro e l’alcool non era tra le sue corde. Mai bevuto super alcolici, che bruciavano la gola.

Con i bicchieri in mano lui la interrogò riguardo al cosa facesse. Studio filo e tu? Io medicina. Ma come mai sei così abbronzato. Perchè sono appena tornato dal Brasile. Abbiamo riportato una barca qui. E adesso dovrei ripartire, con un’altra barca per le Canarie. Ma è fantastico! E’ sempre stato il mio sogno, verrei anch’io si può? Non so, però chiedo.

Sognava ad occhi aperti, prima di addormentarsi, di fare il giro del mondo, come il padre di quei ragazzi che andavano nella sua stessa scuola, anni prima, che aveva una barca e aveva fatto il giro. Sognava gli oceani, il mare, navigare. Non le pareva vero.

D’altra parte, proprio quel pomeriggio era andata da un medico, ne aveva bisogno e le avevano consigliato quello, Un imbecille che continuava a dirle che era una ragazza affascinante, come mai aveva fatto quelle cose e parlava dicendo tante altre cretinate. Così lei quel giorno Gli disse, un pò stufa, che quello che avrebbe voluto in quel momento, era un uomo bello, che le piacesse e con lui intraprendere qualcosa.

E la vita, unica insegnante della pulzella sbandata , quando era necessario, le porgeva gli strumenti per uscire dalle situazioni o affrontarle. Sì la vita era così, lei autodidatta, aveva questa sola maestra, ma allora non lo sapeva, allora era il destino.

Marco, non se ne accorse subito, era veramente un figo, nonostante i capelli biondi ( bruciati dal sole e sapientemente scarmigliati, come scoprì in seguito). E andava in barca.

Dopo il “verrei anch’io” , ben sapendo che son cose buttate lì, troncò la conversazione con un “va bene ciao, adesso devo andare a ballare, scusa”. E se ne andò. E non ci pensò più. E proseguì sino a quando, stremata, si sedette perchè tra un pò gli altri sarebbero andati via.

E marco fece di nuovo capolino. Ancora qui? Sì, senti, volevo chiederti, se ti va, magari ci vediamo. Lo guardò un pò di traverso. Ma cosa vuole questo? Boh, vabbè, perchè no, allora: io ho tre cani e tutti i giorni vadi ai giardini pubblici verso le due. se vuoi ci vediamo domani alla fontana verso le due e mezza. mi trovi là, in giro. Va bene a domani.

Lei rise, questa storia la divertiva, era stanca ma felice e piena di cose nuove.

La vita sembrava spalancarle le porte dopo tanto dolore e fatica. Aveva fatto come i jazzisti, come Miles Davis e altri: cold turkey. Se ce l’hanno fatta loro ce la farò anch’io. e così fece.

Buttò via tutto e iniziò con quell’orango da un grammo pesato che gravava sulle spalle. Dalla mattina alla sera e le notti, le notti erano furibonde. Ma non mollò. Un’amica le raccontò, lei non si ricordava del fatto, passò da lei e lei la sbattè brutalmente contro la parete dicendole che avrebbe dato qualsiasi cosa per andare in piazza a prenderla, Non lo fece. Non lo fece più. Così fu premiata. Adesso la sua unica Maestra le porgeva strumenti nuovi per ripartire. Grazie.

Il giorno dopo andò ai giardini come sl solito. Chiese in casa come andava vestita così, dismorfica come era riguardo alle sue forme, non si era mai vista nel modo corretto. Stava come il giorno prima le risposero. Jeans, camperos, giubbotto con cappuccio e pelo sintetico, verde acquamarina. Devi mangiare, le dissero. Va bene, va bene. Comunque mele cotte vanno benissimo. Per forza, mangiava solo quelle. Non riusciva a mangiare altro.

Chiamò i cani e uscì. Allora non serviva il guinzaglio i cani andavano dietro a lei: era brava in questo. Li aveva educati bene.

Era incuriosita. Chissà se sarebbe arrivato . Ai giardini fece i soliti giri, tirò i soliti bastoni per il riporto, Cercò i Germani reali se fossero già in letargo, erano i primi di novembre, si incamminò verso la fontana.

Mentre andava, vide un tipo che, iniziando dai piedi era messo così: clarks marroni classiche, pantaloni bianchi alla caviglia, giubbotto bluette con cappuccio un pò aperto davanti con mazzo di fiori colorato che spuntava fuori e faccia stupenda, abbronzata con sorriso smagliante.

Mamma mia non avevo notato che fosse così figo, disse tra se e sè. Ma questo con me cosa avrebbe a che fare?

Bè, la fauna che frequentava abitualmente fino a poco tempo prima, si collocava tra il color verde malsano e il grigio fumo, occhio a mezz’asta, parole sbiascicate con poco senso e grattatine automatiche. Con questo non aveva proprio nulla a che fare.

Ma lei, non ne era cosciente, ma era proprio una gran bella ragazza dalle gambe chilometriche, quel tipo un pò selvaggio che allora andava tanto. Adesso si sarebbe rivolta alla Maestra dicendo : ” Ma Vita, ma sei sicura di quest’invio? Ma non è che hai sbagliato destinataria?”.

Comunque lui arrivò raggiante e fecero un giretto.

Ma la Barca? Allora parti? Quando? Hai chiesto? disse lei ridendo. Sì ho chiesto ma mi diranno tra un pò. Aveva chiesto?! Ma non era possibile,

Così lei mise le mani avanti e gli disse che aveva una madre molto problematica e sarebbe dovuto andare con lei, nel caso ci fosse stata la possibilità di partire, per spiegare. Era piuttosto delicata. Non gli spiegò alcuna malattia mentale, rimase sul vago. Convinta che fosse sempre così per dire.

Invece lui ripose: ” Ma certo, va bene. Appena mi danno risposta andiamo da tua madre così le spiego tutto. Penso comunque che sarà possibile”. Lei rimase allibita. Non poteva crederci.

E qui iniziò 1980Odissea..

2 risposte a "2001 Odissea."

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