Frank Zappa.

Camarillo Brillo si chiamava la barca. Un Nelson 47 piedi armato a cutter.

I primi nove mesi della sua vita in barca a vela.

Quel giorno ai giardini pubblici Marco si fece prestare il walkman, il miniregistratore che imperversava tra i ragazzi. Lei odiava prestare le cose ma glielo diede. Passarono dei giorni, forse anche più di una settimana e non sapeva più nulla del suo walkman.

Sì, a lei di Marco non importava molto. Usciva da altre realtà e quella del corteggiamento era lontana anni luce dal suo essere. Non poteva fregarle di meno. Figo o meno che fosse.

Certo al medico l’aveva detto – avrebbe voluto un uomo bello con il quale costruire qualcosa – ma era il solito modo che usava con tutti per farsi gli affari suoi e non mostrare mai, mai se stessa: adeguarsi alla richiesta e poter andare. Sempre così. Nessuno ci arrivava, nessuno percepiva cosa c’era dietro.

Non le importava molto ma del walkman le importava eccome. Così gli telefonò e lui lo sapeva: 2MI chiami per il walkman vero? Non per vedere me. Silenzio imbarazzato e poi un “Sì, effettivamnete è così”. Silenzio. “L’avevo immaginato” rispose lui. Si misero d’accordo e si incontrarono.

Così le disse che aveva chiesto e, sì, poteva andare in barca con lui e gli altri alle Canarie. Il posto c’era. Lei ribadì che dovevano andare a parlare con sua madre e lui accettò di buon grado. E questo cambiò tutto in lei. Non poteva crederci. Questo qui, appena conosciuto, è disposto a venire a parlare del viaggio. La prima persona che, in qualche modo, aveva dimostrato un interesse, avrebbe fatto qualcosa per aiutarla. Cambiò tutto.

Così andarono dalla madre che andò immediatamente fuori di testa anche se, quando lo vide restò ammutolita per la bellezza. Sicuramente lui contava molto, come era sempre, sul suo fascino.

Andarono a passare un fine settimana in campagna dove lui insistette per farle mangiare qualcosa di diverso dalle mele cotte e ci riuscì con due uova all’occhio di bue.

Sì, ci furono anche le due notti insieme ma non furono esaltanti, almeno per lei, per lui che, come comprese lei, impazziva per il suo fisico, furono fantastiche. Ma lei non disse nulla. Pensava alla barca e al fatto che era andato da sua madre. Alla fin fine per lei era una fuga da un ambiente saturo di problemi e pesantezze. Doveva andare via e questa era un’ottima occasione.

la madre fu rassicurata il più possibile. “signora non si preoccupi, in barca si sa quando si parte ma non quando si arriva ma saranno circa 15 giorni, sì stia tranquilla, la chiameremo spesso, anche via radio”.

Non furono 15 giorni ma 9 mesi e non si potevano fare i ponti radio ma non fu necessario specificarlo..

Tralasciando una settimana di passione con la madre che lottò in ogni modo per trattenerla e le continue raccomandazioni per i cani che erano l’unica preoccupazione di lei, alla fine partirono. I cagnoni: chissà se li avrebbero curati a dovere. Ne dubitava fortemente ma lei doveva andare.

4 surf legati sul tetto di una Dyane beige, il passaggio alla compagna dello skipper, il più caro amico di Marco, rifornita dalla madre di provviste di tutti i tipi. Dal brasato sottovuoto a un centinaio di marmellate fatte in casa, 3 o 4 scatole di vino buono e la Dyane parti a 100 all’ora carica come un mulo sul Piave. Meta: Portosole – Sanremo dove gli aspettavano per partire.

Meraviglioso. persone nuove, situazioni nuove, accoglienza con stupore trattenuto per la compagna nuova che sarebbe partita insieme a tutti loro. Si era procurata una cerata, un paio di stivali da barca e quanto era necessario, il minimo indispensabile in una borsone appallottolato in un angolo del baule tra le altre cose.

Arrivarono in quattro ore, con l’auto quasi rasoterra, la sera, al porto. In fondo alla banchina, all’inglese c’era questa barca a vela scura nel silenzio di un porto invernale.

Scaricarono tutto e fecero le presentazioni. Dario lo skipper, Fabio, Matteo e Giorgio. Unica donna con 5 uomini. La compagna dello skipper era arrivata con le provviste per salutarlo. Si sarebbero rivisti a Natale alle Canarie.

Il giorno seguente la misero subito al lavoro a ricucire delle vele. Così , seduta sulla banchina con metri quadrati di vele aperte lei imparò a ricucire le vele, con l’ago curvo e lui, le disse in seguito, quando la vide correre con i 3 cani e poi in quel momento, si innamorò perdutamente di lei. Lei non lo comprese mai. Viveva immersa nelle cose intorno. Non conosceva condivisioni, non conosceva complicità, non si confidava e lui non sapeva del suo passato. lei provò ad accennare la cosa ma lui si mise a ridere e disse che non era possibile, lei era troppo solare per aver fatto cose simili. Così ritornò quel silenzio così diverso per ciascuno di loro. Due binari senza i listelli che li uniscono e vanno, comunque nella stessa direzione. Senza alcuna comunicazione reale. Ciascuno cavalcava il proprio sogno. La barca, il viaggio era il listello. alla fine andava tutto bene. Molto bene.

Nonostante questa non comunicazione lei era felice e imparava moltissime cose. Il pericolo dei fondi di caffè nel lavandino, così si soffiava dentro il filtro e si buttava il fondo nella spazzatura altrimenti intasava la sentina e la caffettiera non si deve mai lavare. E l’acqua va razionata. La donna dello skipper, molto brava e gentilissima, napoletana verace, con una di quelle famiglie dove il papà tira la pasta e la mamma fa le marmellate, le fece scoprire molte cose che non sapeva. Gentile perchè era sempre stupefatta. sicuramente si era domandata da dove venisse questa marziana. da un altro mondo è vero: sua madre beveva solo tè e, se amava Proust e Cartesio, non aveva mai fatto una lavatrice in vita sua. Mondi che si incontravano.

E così, dopo aver terminato gli ultimi lavori, aver sovradimensionato e rinforzato tutto il necessario, fatto cambusa, stipato tutto il possibile, partirono. con i 3 suoni di tromba di prammatica che avvisavano della partenza, l’unica persona che viveva lì, in barca, e che aveva aiutato in qualche saldatura era sul molo per l’ultimo saluto.

Così partì il Camarillo Brillo. Qui di seguito la spiegazione del nome e l’immagine è la copertina del disco.
(Over-nite sensation, 1973)
Camarillo è un posto in California, famoso per la sua clinica psichiatrica; Brillo è una marca di spugnette per pulire. L’espressione indica la chioma della protagonista della canzone. È un classico zappiano, e ha un titolo indimenticabile (Zappa aveva un debole per le espressioni dal suono latineggiante e con le vocali finali, soprattutto per quelle italiane). 

C’era il mare piatto nel Golfo del Leone e il maestrale salì dopo. La sera, dopo i prelibati minestroni di Fabio, grandissimo cuoco, Matteo si metteva a suonare la tromba a prua. A lei avevano detto, quando la misero al timone, di tenere la rotta. E lei così fece. Lei apprendeva e aveva ricominciato a mangiare di gusto.

Arrivò la prima tempesta e si fermarono a Sant’Antonio, Ibiza.

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