Jean Genet.

Jean Genet. “Diario di un ladro”. Trovato nel quadrato, stava leggendo quello e arrivarono a Barcellona. Per le barche a vela, unici ormeggi po sibili ( forse in quel periodo), due club nautici: quello Maritimo e il Real. Il Real li ospitò, l’altro era chiuso.

Finalmente una doccia. Il bagno delle donne, meraviglioso, caldo, tutto in marmo rosa, l’accolse.

Non si era resa conto che dormiva in un sacco a pelo di nylon, sempre umido e aveva una cerata che condensava. Freddo fuori e sempre bagnaticcio ma non ci faceva caso, Si navigava e quella, quella era a cosa più bella.

Comunque la doccia fu davvero corroborante. Uscirono tutti alla ricerca di una taverna per mangiare.

Il quartiere vicino al mare era il Barrio Chino: detto El Raval. E si ritrovarono catapultati nella realtà del libro di Genet.  Una taverna fumosa all’angolo con esposto un menù. Così scoprì la crema catalana, così si sentì, in un certo modo, a casa perché certi mondi sono uguali dovunque, certi codici sono semplicemente immediati. Forse, Fabio a parte, lei era l’unica a non essere spaventata. Giorgio in particolare continuava con delle pessime battute per scacciare la paura.

e lei pensava che era un coglione perchè ci sono posti dove la testa deve funzionare in fretta e che il silenzio è il comportamento più apprezzato.

Ad ogni angolo, spaccio, scambi di armi e puttane, sotto casa a chiacchierare e al lavoro, Come era denso il Barrio e chissà come sarebbe stata la città la mattina. Sì, lei stava meglio in posti così dove sempre aveva trovato un suo spazio e la parola aveva ancora un valore e c’erano delle leggi che venivano rispettate e se avevi un amico era un legame vero. Così era qui, così era là, ed erano quelle cose che si sentivano, l’aria aveva un’altro spessore, certo che a volte puzzava. Il deodorante come la mezza misura non esistevano. Eppure c’era più umanità lì che in un branco di cialtroni “per bene. I fighetti le avevano sempre fatto un pò schifo, e Giorgio era proprio così e in più anche uno scalatore maldestro e pure borioso. Ma in barca non esce nulla, non importa. Ciascuno è come è e va bene così. Anche lei doveva essere una strana forte agli occhi degli altri, ma lei non se ne poteva accorgere.

Sarebbero stati due giorni per dei pezzi da cercare in qualche ship chandler o in qualche rivenditore lì intorno. Così la mattina girarono sempre intorno al porto e poi andarono al Güell, sopra la città.  Sempre tutto un po’ magico, come camminare sul filo di un sogno e tutto andava bene ma i soldi scarseggiavano.

Poi arrivò la compagna dello skipper lui chiamò e lei gli disse che sarebbe arrivata il giorno dopo. Bello un’altra donna. Magari avrebbe parlato con qualcuno, magari in un modo un po’ diverso, anche di cazzate femminili, perché, alla fin fine, lei di cose da dire ne aveva ben poche, non aveva nulla da raccontare né voleva farlo.

Così il giorno dopo arrivò Italia, questo era il suo nome. Mora piccolina, maliziosissima, carina, sempre sorridente, gelosissima. Squadrò la bionda se mai avesse fatto o pensato qualcosa nei confronti del suo uomo e fece l’interrogatorio di prammatica, leggero scherzoso, meticoloso, riguardo a cosa potesse essere successo a Sant’Antonio. E si tranquillizò.

Lei capì che non avrebbe detto nulla anche a questa donna abituata alla barca e ad organizzare tutto, ad avere tutto sotto controllo, equilibrata e molto consapevole di chi era, come era e cosa voleva. Beata lei. Anche con lei avrebbe imparato, come per i fondi del caffè, ma erano due mondi diversi. Lo capì molto chiaramente quando la vide in inorridire del Barrio Chino. Provò un approccio letterario raccontando di Genet ma non ci fu verso. Belle barche, lusso e prestigio queste erano le cose alle quali aspirava e, se andava su quella barca era solo per amore e con infinita pazienza. Dario lo sapeva e per lei faceva e fece sempre il possibile: per farla sentire come una regina. Così lei vide, per la prima volta, due persone che si volevano davvero bene.

Partirono la mattina dopo con meta da decidere in mare.

El raval.
El real club nautico de Barcelona (allora).

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