Alicante, mercato, Algeciras

Mercato. “fermiamoci ad Alicante” – disse Italia – “Ho portato un sacco di vestiti che mi ha dato Giancarlo, da vendere in giro, sono bellissimi e mi ha detto che ad Alicante c’è un mercato favoloso sul lungo mare.”

Giancarlo era un loro amatissimo amico, viaggiatore, girovago, senza fissa dimora ma con mille case e amici dovunque nel mondo e la rifornì di una marea di vestiti di seta che aveva fatto produrre a Bali. Bellissimi coloratissimi e le consigliò Alicante.

Il vino di Alicante. Il vino del Corsaro nero che lei, aveva 11 anni, quella pasqua con suo padre a Madrid chiese al ristorante. Voleva bere il vino del Corsaro nero ma in realtà non esisteva e rimase un po’ delusa.

 Il vino di Alicante, quel nome un po’ Donchisciottesco, le era rimasto appoggiato sul cuore, puntaspilli di ricordi. E così, dopo l’incontro in discoteca, il libro di Genet con l’arrivo proprio in quel quartiere, adesso sarebbero andati ad Alicante? Ma quante coincidenze particolari.

Così fu deciso: ad Alicante per il mercato! Qualche soldino magari l’avrebbero tirato su.

Arrivarono in uno splendido mattino di sole. Ormeggiarono poco distanti dal lungo mare e il mercato era proprio lì. Pieno di vita e gente e rumore.

Un’altra coincidenza: mercato avrebbe potuto anche non esserci. Invece era il giorno esatto.

Il programma era un paio di giorni. C’erano delle belle ceste di paglia in barca, grandi rotonde basse.

Le due donne iniziarono eccitatissime i preparativi. Prima di tutto esplorazione del mercato, vedere se ci fosse stata davvero la possibilità di vendere. Magari, come in Italia, erano necessarie licenze e altro.

Chiesero in giro e una donna, aveva una bancarella di gioiellini, dopo aver chiesto cosa avessero e da dove venissero, disse loro che potevano mettersi lì, vicino all’aiuola. Erano di passaggio, vivevano in barca e avevano dei vestiti esotici da vendere. 3 ceste. Ah, certo, va bene. Il mercato termina domani sera. Mettetevi lì con le tre ceste e un telo, magari un pareo da  stendere davanti, sul marciapiede.

In 5 minuti tornarono con le ceste piene. Si sistemarono e la gente cominciò a guardare queste due ragazze quasi esotiche, capitate lì per caso avolte dai colori delle loro sete.

La mattina dopo vendettero anche una delle ceste. Non era rimasto nulla se non un paio di bikini luccicanti di taglia indefinita.

I soldi erano per la barca. Il motore aveva sempre dei problemi e alle Canarie avrebbero dovuto trovare un buon meccanico, anche piccolo perché infilarsi là dentro era un vero problema.

Alicante era una città bella e gioiosa, questa fu l’impressione che rimase a tutti ben impressa. Furono anche invitati a un bar. Los italianos con il barco.

Il tempo stringeva e decisero di tagliare diritto e andare a Gibilterra.

Circa 270 miglia. Non lontanissimo e il vento era buono.

Così partirono la mattina dopo. Iniziava ad essere meno umido e meno freddo.

Turni al timone con la luna piena, apertivi e musica, vento costante.

Arrivarono a Gibilterra ma era troppo caro ormeggiare lì. Così andarono nel porto di fronte: Algeciras. Uno dei porti mercantili più grandi della Spagna, di fronte a Gibilterra, meno caro e con un bel porto per le barche da diporto. Pieno di barche di medie dimensioni, sotto i 15 metri, quelle meno ricche, che si preparavano per la traversata, per passare l’inverno ai Caraibi.

E ad Algeciras fu sempre festa. In pochi giorni iniziarono gli scambi di informazioni con i vicini di banchina. La barca rossa dei tedeschi di fianco aveva un gatto che pescava. Era l’attrazione del porto: la mattina si metteva in prua in attesa del pesce che passava e si lanciava in acqua per tornare a galla con il pesce in bocca. Gli avevano fatto una specie di pontiletto apposta così che riuscisse a risalire.

Era una coppia che viveva in barca da anni e il gatto era un abile pescatore in ogni porto dove si fermavano.

Quante persone vivevano in barca, quante barche fatte in casa, super attrezzate, con soluzioni ingegnose e creative per le provviste, per gli animali, per le piante. Famiglie che erano ferme lì da un anno per far terminare la scuola ai figli, chi riparava varie cose alle altre barche, chi aveva messo le piante sulla banchina a prendere aria.

Così vide un meraviglioso ficus beniamino vicino al pontile di una barca francese. Bè, sì, come al solito erano gli unici italiani. Francesi tantissimi, tedeschi, pochi inglesi, se navigavano nel mediterraneo si fermavano a Gibilterra e una barca israeliana che, come spesso accadeva, le raccontarono, non aveva la bandiera, per sicurezza.

Le bandiere raccontano la barca e l’equipaggio. Sotto la crocetta di destra la bandierina di cortesia quando si arriva in un paese, a sinistra le bandiere delle nazionalità dell’equipaggio, se stranieri.

Il problema dei soldi non era da poco e la cambusa andava riempita. In tanti si arrangiavano e il Camarillo faceva lo stesso. Il risparmio era necessario. Tra barche ci si aiuta sempre e fu così che arrivò Diabolik.

Immagine in evidenza: Alicante la passeggiata dove c’era il mercato e le barche di fronte.

qui: Algeciras:

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