Diabolik e i gnocchi.

Algeciras, Una città trafficata, un porto grande, tante cose, tante persone, tante nazionalità, tante barche.

L’arte del risparmio era un imperativo categorico. Furono informati di un ricco mercato nero di attrezzature da barca, di meccanici a basso prezzo disponibili quando scendevano dalle navi, per fare un po’ di soldi con le riparazioni e di Diabolik.

Non era il suo soprannome ma per noi fu e restò Diabolik. Piccolo scuro, tarchiato, spagnolo. Viveva in una barca, fermo lì da anni e da anni e faceva il ladro di generi alimentari (anche di altro, forse) che barattava con  le  barche  in transito.

Così gli uomini si mossero in gruppo e andarono a cercarlo. Gli chiesero se poteva passare per parlare e lui arrivò al tramonto. Un po’ puzzolente e poco cordiale. Lui degli italiani diffidava. Non aveva avuto delle belle esperienze. Gli avevano rubato tutto il bottino e poi erano scappati. Non voleva nemmeno salire in barca. Ma perché è venuto allora? Disse che andava sempre a dare un’occhiata. Certo magari per vedere se poteva rubare da noi, incalzò Italia un po’ schifata ma Dario si era incaponito. Con i suoi talenti così  rari: la diplomazia e la simpatia innata, entrò in azione. Cordialissimo lo invitò a bere un ron Bacardi, un Cuba libre, a sedersi e cenare con noi.

E avevamo fatto gli gnocchi. E gli gnocchi sciolsero, con l’aiuto del Cuba libre e del merlot, il cuore di Diabolik.  S’innamorò dei gnocchi: “ El mejor plato che he comido” Il miglior piatto che avesse mai mangiato.

Divenne cordiale, spiegò che non c’era problema, assolutamente. C’erano orti e posti dove rubare era abbastanza facile, in piena notte, non era proprio tutto lì a portata di mano ma ci si andava a piedi e voleva sempre che qualcuno andasse con lui, altrimenti non se ne faceva niente.

Le donne dell’equipaggio non volevano assolutamente. E se li avessero beccati? Ma erano matti? Ma non importa, andiamo noi a cercare del pesce. Dario era così divertito e, il suo sesto senso, diceva che davvero non ci sarebbe stato alcun problema. Italia diede di matto ma gli uomini decisero che andava bene. Programmarono l’incursione “ortaggifera” per 2 giorni dopo, eravamo in coda dopo altre barche.

Partiamo prima, cosa stiamo qui a fare? Deve passare dopodomani mattina quello che vede sottobanco attrezzi vari, oggi ho dato un’occhiata mentre era dai francesi, ha un sestante russo buono e ne abbiamo bisogno. Ma è scritto in cirillico! Ma sei scema? E poi ha una cima lunga che ci va bene con tutti questi ormeggi a vela.

Lei, alla fine era molto divertita e aveva visto che li notavano sempre nei porti perché, oltre ad essere sempre i soli italiani, i loro ormeggi a vela, da manuale, erano stati anche applauditi. Giustamente si preferiva non usare il motore perché ogni volta il problema ricompariva. Per la marea e per le banchine, magari troppo alte, la cima poteva non arrivare.

E fu così che due sere dopo arrivò Diabolik. Il ladro con il barco arrivò con la faccia nera di fuliggine, vestito con una tuta nera superaderente, un po’ traslucida, compresa di cappuccio, aderentissima alla sua bella panzona. sembrava incinto. Ammutolirono tutti e si misero a ridere come matti. Lui restò lì impettito e un po’ scocciato e disse di far presto e di vestirsi di scuro: ¡los demás debemos ser invisibles por la noche! la noche es negra! “Dovevano essere invisibili di notte e la notte era nera!

Così, attesero lo scoccare delle due, quando tutti dormivano, e partirono “en el momento del robo” alla volta del furto.

Erano in tre e tornarono alle quattro tutti e tre. Meno male. Marco non andò. Andò Matteo magrissimo e congelato in una maglietta nera con le braccia, anche lui, nere di fuliggine. Dario solo la faccia. Ridevano come matti con un sacco pieno di cavolfiori, barbabietole, spinaci e terra.

Diabolik li aveva lasciati a metà strada, dissero che era contento, aveva ancora da fare. Ripeteva, bisbigliando, la ricetta degli gnocchi per non dimenticarla.

La mattina dopo, stavano mollando gli ormeggi e lo videro arrivare di corsa, in faccia ancora un po’ di fuliggine. Chissà dove era stato. “ Los noquis! Los noquis! Los noquis!”.

Ovviamente si era dimenticato la ricetta. Lei l’aveva pensato e l’aveva scritta. Scese, e con lui la tradusse per bene. Diabolik era felice e disse che li avrebbe aspettati per il ritorno.

Così partirono per attraversare lo Stretto, senza sestante russo, con un sacco enorme di ortaggi e una cima lunghissima di nylon verde mela.

Quella volta partirono senza leggere il bollettino… troppi gnocchi, troppo Bacardi, troppe emozioni.

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