Corralejo: un mare verde smeraldo.

Così videro una punta di terra verde: Corralejo.

Tre giorni di navigazione, aria e sole e risa e musica e chiacchiere durante i turni. Un bel vento e un bel mare.

Ecco Le Canarie. Costeggiarono e arrivarono al porticciolo. Poche case lungo la costa. Unica barca e ben poca gente in giro. Era dicembre.

Il mare era calmo. Vicino alla costa l’oceano diventa mare e costeggiavano una lunga fascia d’acqua color verde smeraldo che sfumava color crisoprasio lungo la riva.

Fuerteventura si presentava bellissima lunga, color sabbia con quella fascia d’acqua trasparente lunga, silenziosa, piccoli gruppi bianchi di case e palme.

Un costo minimo per attraccare. Un piccolo porto, senza navi, pescherecci di legno. Case basse bianche. Il Camarillo prendeva il sole, dentro e fuori. Come al solito, sacchi a pelo sul boma, e tutto quanto aveva bisogno d’aria, appeso alla battagliola.

Arrivare in un porto era sempre piuttosto bello quando, con il sole, si apriva tutto e sottocoperta girava aria fresca. Le piaceva molto andare alla scoperta dei posti nuovi, per quel che si poteva fare. Le piaceva navigare e stare in mare. Una vita ideale, per lei. Italia non amava particolarmente navigare. Si adattava per amore. Dario faceva il possibile per renderle la vita piacevole. Era contenta quando arrivavano. In ogni caso era bravissima.

Navigare porta con sè la verità tangibile che, spesso, non esistono mezze misure. O piace o non ti piace.

Con tutti i racconti dei litigi che capitavano sulle barche, loro non ne avevano mai avuti e, se c’erano state delle tensioni, lei non se n’era mai accorta.

Da fermi, le cose divertenti in barca erano le cene e gli incontri con le altre barche, oltre alla scoperta del posto e delle abitudini indigene, cucina compresa.

A Corralejo il porticciolo era minuscolo, in costruzione. Quasi per caso era stato possibile fermarsi.

Così, quasi per caso, decisero di fare una camminata fino alla punta. Sarebbero partiti il giorno dopo per la capitale : Puerto del Rosario.

Arrivarono alla Punta, con gli scogli a picco. C’era una costruzione bianca con una staccionata bianca, stile Paperopoli.

Uscì un tipo con la barba, anche lui giovane, li salutò e li invitò ad entrare. Il Bar del papagayo.

Era un bar estivo. Era chiuso. La stagione era terminata a settembre  ma lui, Josè, ci presentò quel luogo incredibile. Fuori c’era un bellissimo giardino e i tavolini accatastati. E una vsita spettacolare sull’oceano incorniciata da piante stupende.

Si fermarono tutto il pomeriggio ad ascoltare la storia di Josè che era arrivato lì come loro, con una barca ma litigò furiosamente con gli altri dell’equipaggio e decise di sbarcare, sicuro di trovare un altro passaggio per i Caraibi.

Non trovò alcun passaggio e iniziò a lavorare in un caffè lungo la strada, da un tipo intraprendente che vedeva nel paese un posto estivo pieno di possibilità.

E quel tipo tornò un giorno dalla capitale con una gabbia con dei pappagalli: 6 pappagalli Ara: turchesi e gialli, e rossi. C’era una nave e li aveva comprati. Voleva metterli in un locale sulla punta. Così lo portò a vedere dentro quella casa che stava costruendo e dietro c’era un bosco verdeggiante di palme e piante tropicali. ” da un paio d’anni sto dietro a questo progetto, voglio fare un bar, una locanda, con questo giardino e i pappagalli li ho presi proprio per questo posto”. ” Il bar del papagayo” – risposè Josè affascinato. ” ecco , allora, tu cerchi un altro imbarco, io ti propongo una cosa: perchè non mi aiuti e poi vieni qui a gestirlo tu?”. E così fu.

Era là da, ormai, 5 anni. Non trovò altre barche ma trovò prima i pappagalli e poi Paloma che vedeva ogni mattina al bar, quando si fermava a bere un cortado ( il nostro caffè macchiato) prima di andare alla scuola dove insegnava.

E così spunto Raphael. Un bambino piccolino e sorridente che corse tra le gambe del padre.

E così ancora una volta, ascoltava storie di vite che andavano, storie di coincidenze, storie di possibilità e, probabilmente anche lei era in questo flusso perché anche la sua storia era fatta di coincidenze.

Arrivò Paloma che, come nella favola perfetta, era bellissima, come lo era lui. Oppure emanavano una tal serenità che li rendeva quasi lucenti.

Sangria al tramonto tra donne e gli uomini con un pescione di ritorno per cucinarlo.

E così quella sera, la prima in una isola delle Canarie, fu, semplicemente, magica.

Puerto del Rosario la mattina dopo per costeggiare fino alla punta sud e andare diretti a Gran Canaria.

L’isola era brulla e verde, qualche paesino sul mare e sulle colline, in fondo le montagne.

Puerto del Rosario al traverso.

Puerto del Rosario.

Un piccolo porto per le barche da diporto, non grande, un paio di barca a vela. Tutto fermo.

La città era tutta bianca e grande. Arrivarono al tramonto, trovarono dl pesce fresco e dopo una delle solite serate tranquille, studiano le carte e la rotta, ripartirono il giorno dopo: Puerto Rico a Gran Canaria.

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