Scene da un matrimonio – quinta.

Nell’ordine: parrucchiere, truccatore, sarta e tata.

Tutta pronta e lucidata, ritenne giusto andare in terrazzo a prendere una boccata d’aria. Meno male non pioveva ma per il 27 ottobre faceva freddo.

Arrivò suo padre, elegantissimo.

In terrazzo la tata, una mamma per lei. ” Sei contenta di sposarti?” “No, per niente”. ” Allora di di no” ” Non ho il coraggio, semplice, no? Vedremo come va.” ” Per me sbagli”. E terminò lì per forza di chiffon.

Quella biologica era alle prese con una sciarpa di chiffon che le strangolava il collo e stava facendo tutto da sola. Arrivò  con il braccio inviluppato sulla spalla, incastrato con l’orologio che, più tirava, e più la sciarpa si sfilacciava allegramente. La tata la mollò e si occupò di salvare la stola.

Arrivato Angelo, l’autista, molto commosso, salirono in auto. Ovviamente giorni prima non mancò la discussione su quale macchina: quella blu o quella bianca del prozio. No quella blu e partirono.

“Allora sei contenta o no?” le chiese sottovoce suo padre. “Non me ne frega niente papà, ma ormai la macchina sta arrivando al traguardo”. “Ma tu dì di no! Ma per carità! Poi ti ritrovi incastrata, lo sapevi anche prima, ma che scema di figlia ho?!”.

Invece Lei, in fondo, visto che ormai era lì, ci voleva provare. Perchè no? I matrimoni che riescono meglio di solito sono questi. Basterà l’impegno, avere pazienza e si può andare avanti. Qualche titubanza rimaneva ma almeno ci avrebbe provato.

Sorrideva, perché sapeva che sua figlia era esattamente come lui e ormai voleva vedere come andava a finire. “Si lo sono, mi separerò, amen”. “Fa come vuoi, tanto fai sempre come vuoi. Però se ti separi almeno poi non divorziare, altrimenti finisce che ti risposi”.

Questi erano i bei discorsi proprio prima di arrivare di fronte all’assessore che, quel giorno, era adibito ai matrimoni.

Il padre non divorziò mai e le donne facevano a gara per riuscire a “riportarlo sulla retta via”.

In effetti erano sempre secondarie. Lui, come la figlia, non si era mai innamorato. Questo pensava lei che aveva vissuto delle passioni ma mai un innamoramento, come si immaginava che fosse.

“Speriamo non sia un assessore di sinistra”, le disse il padre. “Ma papà ma chissenefrega. Mi raccomando non saltare su con qualche battuta!

Arrivarono. Lei aveva scelto come testimone una compagna di liceo, presa un po’ a caso e un po’ brutta e pure antipatica, però una che ci teneva molto a mostrare il suo bon ton: era assolutamente perfetta ed entusiasta. Probabilmente speranzosa di conoscere chissà che principe azzurro.

Ma dove? Lì? Ma chi? Sospettò che la compagna di liceo si facesse degli acidi.

La cerimonia, si fa per dire, cominciò.

L’assessore aveva il giornale “L’Unità” piegato sul tavolo. Suo padre la vide ed esclamò un po’ incazzato: “Ma per favore almeno tolga quel giornale da lì”. E lui lo tolse vedendo due occhi di brace sparargli addosso due fucilate, della serie: “ Io a te ti aspetto fuori e ti faccio saltare da quella sedia”.

Nel momento degli anelli: la fede di lei era troppo piccola.

E arrivò la seconda battuta felice del padre: “Ahah! Non le entra la fede, allora lo lascerà presto!”.

Rise solo la sposa. “ Ma dai papà!”.

Uscirono e ci fu il lancio del bouquet.

Lancio troppo lungo: finì spiaccicato sotto una macchina che passava e una cugina, che stava per lanciarsi, lo guardò sconsolata. Aveva quasi quarant’anni e sperava nel segno del destino. Non ne aveva mai preso uno. Ma di cosa? Si domandò la sposa.

E così terminò lo sposalizio della giovane Madonna delle Canne e l’allegra brigata si spostò all’albergone per il pranzone.

Già adesso iniziava con il ruolo di moglie. Azz… e c’era anche un marito.

Iniziò veramente a preoccuparsi. Scese dalla macchina e cercò un Negroni.