L’idea del pangolino 1°

L’idea del pangolino le era venuta quel pomeriggio. Seduta alla scrivania in ufficio, immersa tra report e preventivi da presentare al cliente.

Un pangolino. Quell’animaletto così carino e strano. Poteva regalare qualcosa di particolare e aveva pensato a un pangolino.

Non sapeva bene perché. Il 14 febbraio sarebbe stato San Valentino e anche il suo compleanno. Lui, uomo di mondo, che conosceva il mondo e il mondo, quello “giusto” conosceva lui, avrebbe compiuto 55 anni.

Stavano insieme da circa 8 anni e solo adesso aveva capito quanto fosse impossibile arrivare a ciò che aspirava.

Dopo otto lunghi anni lei voleva, ad ogni costo, che lui le chiedesse la mano. Aveva passato tutto quel tempo a fare di tutto per compiacerlo.

Era laureato in geologia ma faceva il mercante d’arte. Molto affermato. Uno dei più quotati e stimati a livello internazionale.

Lei era una pubblicitaria, di successo, con una sua agenzia. Mai avrebbe scelto una donna senza prospettive e ambizione. Mai avrebbe scelto un uomo nella media.

Mai avrebbe scelto una da “maglione blu per Natale”. Solo lei poteva pensare a un pangolino.

Un pangolino, un cane, un cobra dagli occhiali? Non c’erano differenze. Solo diversi livelli di pericolosità e rarità, la cosa importante.

Il pangolino sarebbe stata la partenze per arrivare all’obbiettivo: il fidanzamento ufficiale con data di matrimonio.Così iniziò l’elaborazione del piano.

Unico problema, insormontabile fino a quel momento: lui era sempre un po’ sfuggente. Lei no. Amava il suo lavoro e, come tutti faceva buon viso e cattivo gioco, se necessario, ma aveva amici, pochi amici carissimi. Lui no.

Lui aveva lei nei momenti di riposo, di vacanza, di occasioni mondane e tutto quanto poteva fare spettacolo ma, in primis aveva solo il lavoro, il successo e il potere.

Lui era impotente da tempo. Solo quelle sottili soddisfazioni che permette il potere, glielo facevano drizzare. Così, quando la vedeva cercava sempre il modo per ottenere quel qualcosa di unico: il pacco con il vestito su misura, recapitato nel giro di un’ora, l’acquisto di qualche fondo fresco grazie a una “soffiata” sicura londinese, il piatto dello chef dedicato con biglietto di ringraziamento, il regalo spettacolare che la lasciava senza fiato.

Allora gli veniva duro. E così scopava. Per quattro, al massimo cinque minuti. Poverino. Comunque era uno dai gusti semplici e anche fedele.

Fedele? Solo perché si vergognava a 55 anni di essere conciato così. Meglio una che stesse al gioco.

Tutto questo lo pensava lei, che non aveva ancora il controllo assoluto che desiderava.