I signori Medi

                       I Signori Medi andavano molto d’accordo.

La loro parola d’ordine era IDEM.

Sì. Ridevano sempre, andavano così d’accordo perché per ogni cosa si rispondevano a vicenda:  Idem!”.

Tutte le mattine avevano un rito, quasi propiziatorio: “Buongiorno Signora Medi, Io sto benone e Lei?” “Idem! Caro Signor Medi” e cominciava la mattina con una bella risata.

“Ehi Signor Medi, io mangerei un bell’arrostino con le carote in agrodolce e lei?” “Idem! Signora Medi” rispondeva lui, abbassando il giornale, sorridente.

E così la vita proseguiva leggera.

Era sempre piacevole stare con loro, erano sempre circondati da molto amici. Vivevano con questo gioco che li rendeva molto orgogliosi della loro bella coppia.

Gli amici li chiamavano “Signori Idem”, anche a loro piaceva inserirsi nel gioco. Così, appena c’era l’occasione, quando qualcuno li chiamava, tutti in coro rispondevano: “Noooo!  I Signori Idem!”. E poi, nel caso qualcuno non capisse, arrivava la spiegazione del  cognome al contrario e le infioriture necessarie per rendere il fatto ancora più gradevole.

Quell’estate decisero di andare su un’isola dorata dal sole e presero il traghetto.

Sul pontile, a prendere il sole, sentirono un bambino urlare: “Idem! Idem! Idem!”.

Si girarono a guardarlo.

 La mamma arrivò e lui chiese: “Mamma, mamma, un’altra parola al contrario: Idem è il contrario di Medi! Perché?” “Perché tutte le parole si possono leggere al contrario. Alcune hanno anche un altro significato al contrario, altre no. Come tutte le cose: le possiamo guardare in due modi, per tutto esiste  il contrario”.

Come per una congiunzione astrale nefasta o un perfido incantesimo, per i Signori Idem la loro felicità, sospesa ad una parola, crollò.  Da allora rimasero Medi e la mediocrità segnò la loro triste vita.