L’idea del pangolino 9°

The happy end.

La sera andò a prenderla. Era andata a prendere un abito nuovo, meraviglioso, stile indiano. Voleva stupirlo, voleva che la vedessero tutti, come era splendida, voleva ricordargli che loro erano una delle coppie più invidiate.

Salirono al ristorante indiano, le vetrate sulla città, l’atmosfera romantica, il tavolo migliore. Si girarono tutti, i mormorii e i sorrisi. Lei era felice: l’invidia si tagliava con il coltello.

Si sedettero.

Arrivarono lo champagne e gli antipasti.

“Eccoci qui.”

“Sì, eccoci qui. Hai un vestito meraviglioso. Sei bellissima, stai benissimo”.

“Grazie Amore”.

“Ecco l’India. Questo è il nostro viaggio in India. Siamo arrivati e poi torneremo. Ciascuno nella sua rispettiva casa”.

“Cosa vuoi dire?” rispose lei basita.

“Voglio dire che ti lascio. Qui e ora. Non ne posso più di te. Mi sai antipatica, sei una vipera, un cobra. Non ti sposerò mai. Ma un’ultima sorpresa te la voglio regalare, un altro status-symbol come piace a te”,

“Ma cosa dici Amore mio?”

 Lei non voleva far scenate ma gli avrebbe tirato addosso il piatto. Gli avrebbe sparato se mai avesse potuto. Ma come osava? Ma cosa aveva mai capito? Quell’imbecille? Quello non sapeva nulla di lei, lei, la sua martire!

E arrivò il piatto forte, quello che aveva ordinato.

Un grosso piatto di portata con la sua cloche.

Fu fatto spazio al centro del tavolo e lo chef, entusiasta, arrivò, per alzare personalmente la cloche.

Era una specialità preziosa.

C’era un pangolino, perfettamente cotto e perfettamente ricostruito.

“Sai, forse non lo sapevi, ma il pangolino ha un’ottima carne e, essendo in via d’estinzione, mangiarlo è considerato un privilegio per pochissimi”.

Lei sussultò. Lui sapeva tutto.

“Non dovevamo andare a cercare il pangolino? Eccolo ti ho preceduto. E qui, come ti ho detto, è iniziato il nostro viaggio in India e qui termina. Ti porterai a casa un pò di pangolino nel pancino. Come desideravi.”

Cominciò a ridere e lei inorridita alla vista di quell’animale cotto, con squame e peli, indietreggiò sulla sedia.

Si alzò di colpo, si voltarono tutti. Fece in tempo a girarsi, non voleva fare una brutta figura ma, il vestito s’impigliò sotto la sedia e cadde.

Poverina, cadde malamente e la testa battè contro il vetro, molto forte, così forte che il vetro si incrinò e cominciò a uscire sangue a fiotti.

Fece in tempo a vedere il sangue colare sul suo bell’abito e poi strabuzzò gli occhi.

Lui si avvicinò per alzarla ma gli dissero di stare fermo e il sangue continuava ad uscire.

Ci fu il panico in sala.

L’ambulanza arrivò subito ma, purtroppo, troppo tardi.

Lui se ne andò con l’aria sconvolta, la più disperata possibile.

In fondo di belle idee lei ne aveva avute molte.

Quella del pangolino però era stata la migliore.