Il potere occulto della curcuma 3°

La terza fu Clara. La psicologa alternativa con tutti i suoi pendenti super luccicanti, le manie delle acque sacre e le massime New Age che elargiva come olio di fegato di merluzzo. Questo davanti a tutti i frequentatori dei suoi corsi. Dietro: un disastro di donna, disperata per problemi d’amore, la chiamava tutte le sere e lei si sorbiva le tiritere per Franco, che non l’amava, che la tradiva, che le vacanze le voleva fare da solo, che non voleva risposarsi e tutto il resto è noia.

Clara l’aveva contattata perché voleva essere lei, per una volta, sua allieva, al suo corso dei 5 riti tibetani.

Li praticava da tanti anni e le avevano chiesto di insegnarli. Non era molto d’accordo: ci sono ottimi libri a riguardo ma, date le insistenze, si cimentò. E la cosa ebbe un discreto successo, per un po’ di tempo. Poi smise. Una delle cause fu proprio Clara, invadente e arraffona.

Già. In fondo, “Chi la fa l’aspetti no?” E Clara si comportò come fece lei con la defunta Edoarda: fece l’amica.

Riuscì ad iscriversi, da amica, cioè gratuitamente, al corso.

Cosa ovvia dato il buon cuore di usa la curcuma a chili. L’obiettivo venne raggiunto quando, dopo aver acquisito, non tanto la tecnica ma l’approccio creativo dell’inconsapevole e allocca insegnante, istituì lo stesso corso, inserendolo tra i suoi di bioenergetica, a un prezzo esorbitante con una campagna promozionale degna di un’agenzia pubblicitaria. Niente da dire: molto furba, molto manipolatrice, a volte, purtroppo, un classico della sua professione.

Lei restò basita, la prima volta, davanti al suo: “Spero non ti dispiaccia, ma mi è piaciuto così tanto che mi hai proprio ispirato e così adesso li insegno anch’io”.

Restò basita, la seconda volta, quando le chiese se voleva fare da cavia per una tecnica di pulizia dei chakra che aveva appena imparato e poi, a fine seduta, le chiese più di un centinaio di euro.

Restò basita, per la terza e ultima volta, quando organizzò una fantastica vacanza a Mauritius “solo tra donne” e poi finì per chiederle i soldi in prestito per il viaggio: si era accorta che non ce la faceva proprio, glieli avrebbe dati al ritorno.

Aveva a che fare con una parassita.

I parassiti vanno eliminati.

Approfittò della vacanza a Mauritius.

Posto stupendo, natura incontaminata, relax totale, albergo di bungalow cinque stelle con spa: un sogno di una settimana.

In qualche modo sentiva che Clara non sarebbe tornata da quella splendida vacanza, o meglio, sarebbe tornata ma in una bara.

Questo era il suo desiderio e doveva esaudirlo, pena: delle enormi dosi di curcuma giù per il gargarozzo con acqua tiepida.

Quel giorno l’infida loa loa (uno dei parassiti più pericolosi al mondo) aveva deciso di partecipare a un’escursione, gratuita. Lei decise di stare in spiaggia per esplorare le possibilità in loco. La possibilità che le si presentò di fronte era la migliore che avesse mai visto: uno splendido cinquantenne, francese, abbronzato dal sole di anni di vita all’aperto, un cacciatore di serpenti. Soggiornava tra una caccia e l’altra, alla piccola isola dei serpenti e nelle varie foreste dell’isola, da anni nello stesso albergo, ideale come logistica e ormai aveva un capanno vicino al suo, per gli animali.

“Ma è proprio vicino al nostro” gli disse lei tutt’altro che allarmata. Aveva trovato la soluzione. Adesso era necessaria una lunga lezione sui veleni dei serpenti.

“Ah, ma non si deve preoccupare, sono tutti nelle loro gabbie e scatole e riparto a breve. La caccia è stata ottima, la stagione è ideale. Non caccio solo serpenti, anche iguane, tarantole, camaleonti e altri rettili, non le tartarughe, poco interessanti per i miei clienti”. Rispose lui ignaro, guardando con occhio languido quella bella quarantenne italiana.

Interrogato a lungo, contento di poter sfoggiare il suo sapere e di aver trovato un’ascoltatrice molto interessata, iniziò a rispondere a tutte le domande che gli furono poste riguardo ai serpenti e ai loro veleni.

“Il Serpente Corallo, nome scientifico Micrurus Fulvius, disse orgoglioso della sua cultura, è veramente tremendo: paralisi neuro-muscolare immediata. Ne ho preso solo uno, in Messico, parto prima per lui, è troppo tempo che siamo in viaggio.”

Non poteva andarle meglio. Questa vacanza sembrava diventare più piacevole e più perfetta di quanto aveva immaginato.

Colse la palla al balzo.

Entrambi, con quella leggerezza, tipica della giovinezza sfiorita quando sembra di aver già vissuto tutto, si concessero la giornata successiva di corteggiamento, mare color cristallo, aperitivi e notte d’amore.

L’amica Clara, venuta a conoscenza dell’intrallazzo iniziò ad elargire consigli, ammonimenti e previsioni con le rune.

“Non devo mica sposarlo” Clara”. “Dammi ascolto questo è l’uomo ideale per te. Ti avvinghierà come uno dei suoi serpenti, vedrai”.

“Invece sarai tu che incontrerai una delle sue tenere bestioline”, pensò tra sé e sé mentre scuoteva la testa, sorridendo all’amica, con aria furbetta.

Aveva le rune sul letto quando la trovarono stecchita con la mano aperta e il braccio alzato, probabilmente stava prevedendo il futuro, magari a sé stessa, ma terminò lì.

Quella era una delle ultime notti di caccia. I due capanni erano vuoti e lui la chiave la lasciava sotto il vaso vicino alla porta. Aveva già conosciuto il Micrurus Fulvius. Se ne stava in una scatola di cartone sul tavolo. Prese la scatola. “Mi basterà mezz’ora al massimo” pensò e si diresse al bungalow dell’amica con quel bell’animale, deliziosamente chic per il bel manto.

Rovesciò la scatola sul letto di Clara, in quel momento occupata come un druido veggente. Non fece in tempo a dire bah. Il serpente spaventatissimo la morse subito, come se fosse l’unica cosa da fare. Poi si dileguò.

La mattina dopo fu il cameriere della colazione a dare l’allarme e lei con lui. Di solito facevano colazione insieme, in veranda, o da una o dall’altra e lui avvisava entrambe.

Il meschino la vide subito, le tende aperte, la figura irrigidita sul letto con mano e braccio alzato, faccia immobile con bocca e occhi spalancati. Fece cadere il vassoio e iniziò a urlare.

La cuccia del serpente Corallo era vuota. Il povero serpente si era arrotolato, proprio in veranda, sotto il divanetto.  Il povero cacciator francese ebbe qualche problema con la polizia ma risolse tutto in breve tempo, un increscioso incidente, con i serpenti potevano capitare più spesso che con un chihuahua. Da quel momento sarebbe stato più attento, la finestra era aperta per far circolare l’aria, in tanti anni non era mai successo nulla, li conosceva bene, era piuttosto strano ma poteva capitare. Sì certo, d’ora in poi le scatole sarebbero state chiuse e anche le finestre, sì era assicurato, l’assicurazione avrebbe coperto tutto, per i trasporti si sarebbe ingegnato con altro.

A parte il problema del rigor mortis immediato che costrinse l’obitorio a chiedere un permesso alla famiglia: per spezzare gambe e braccia alla salma per essere trasportata in modo adeguato, la figlia era inorridita ma alla fine dovette capitolare, davanti alla miglior soluzione possibile, tutto andò per il meglio: Clara tornava a casa in una bara, proprio come aveva desiderato lei all’inizio. Fu un successo: abbassò, ancora di più, la quantità di curcuma giornaliera.

Anche per i mughetti, fiore preferito della morta, andò come meglio non poteva andare: era maggio e si trovavano in abbondanza.