Fegato alla veneziana 4°

Era la terza volta che si incontravano all’Auditorium. Francesca era più distesa. Quella domenica si era anche sciolta i capelli e stava molto meglio. 

“Devo dire” disse all’amica di ottimo umore, “che il fatto di non essersi lanciati subito nell’invito a cena mi ha tranquillizzato. Bruno è simpatico ma mi pare un vecchio marpione. Magari la moglie l’ha lasciato, esasperata dai tradimenti, chissà”.

“Ma allora ti piace un pò. Alleluia! Dai, molla il colpo, il tuo ex era un vero deficiente. Tu sei fissata con gli intellettuali. Hai il radar per i noiosi”. La biondina, ormai tutto pepe, stava attaccando la sua litania di rimproveri ma erano arrivate.

Sullo spiazzo erano attese. Arturo sventolava 2 mascherine blu per loro. Anche la domenica precedente le aveva portate lui.

Il caffè dopo il concerto era d’obbligo. Stavano per andare, iniziavano i saluti al tavolo, quando, di punto in bianco Bruno propose una cena fuori porta.

“Andiamo a mangiare fuori, conosco un posto bellissimo e buonissimo con una vista magnifica. Se partiamo adesso arriviamo per l’aperitivo. Torniamo prima di mezzanotte.”

La solita a titubare era la mora, quel giorno in tiro per fare colpo, ma alla fine l’amica la convinse.

“Lasciamo qui la tua macchina, dai! Che bello! Andiamo!”

Annamaria era entusiasta.

“No preferirei portarla a casa, Vi spiace? Dove Andiamo? magari saremo sulla strada”.

“Andiamo a Casale Monferrato. Dove abiti? Va benissimo comunque”.

Per i due uomini era molto meglio e poi era sulla strada.

“A Casale c’è un ristorante molto buono, cucina piemontese e prima l’aperitivo in un locale storico.

“Sono vegetariana, non te l’ho detto?” Francesca si voltò verso Bruno.

“No, ma la cucina piemontese è ricca di piatti di verdure”. Non battè ciglio, odiava le vegetariane. Avevano un odore diverso, la carne non era come piaceva a lui: morbida e profumata.

Francesca venne accompagnata per mettere l’auto nel box e partirono.

Bruno era di casa a Casale. Annamaria voleva i krumiri e arrivarono da Rossi per un pelo, prima della chiusura.

Poi al caffè sotto i portici, di fronte alla statua equestre nella piazza.

Ripresero l’auto e si sistemarono sulla terrazza del ristorante tipico di un paese vicino.

Arturo mangiò in abbondanza, Bruno lo seguì a ruota, le due “ragazze” si trattennero quel giusto, come voleva la forma.

“Ma siete a dieta per caso?” le apostrofò Bruno intento a versare il vino “No, proprio dieta rigida no, ma stiamo attente, arriva l’estate, non siamo più delle giovanette!” rispose Francesca, che avrebbe voluto perdere almeno cinque o sei chili per giugno ma stava punzecchiando un magnifico pezzo di fritto misto alla piemontese, chissà che verdura si nascondeva dentro quella pastella.

“Uff! Odio quelle pelle e ossa” replicò Bruno” niente da toccare! E poi a me piace a carne morbida, da mordere! Vi mangerei tutte!”.

Calò il gelo. Arturo, se avesse potuto, gli avrebbe tirato una bottiglia in testa. Un deficiente. La pessima battuta, gli aveva detto di fare attenzione ma lui, quando era sovraeccitato, era incontenibile. Con il cibo non ci vedeva più.

Salvò in corner la situazione: “Ecco l’uomo delle caverne che esce a caccia!” e cominciò a ridere scuotendo la testa.

Francesca era scocciata. Lo guardò male, forse era proprio come pensava: solo un marpione. 

L’amica invece si mise a ridere: “Meno male che siamo tra amici. Bruno ha un lato oscuro lo dice anche il suo nome! Siete tutti uguali voi uomini! Allora come mi mangeresti?”. Dramma su dramma. Bruno si bloccò e Arturo rispose per lui “Io ti mangerei in salmì! Tutta profumata!”.

Arrivò la risata generale e dopo il caffè, l’atmosfera era allegra, si alzarono a andarono a prendere la macchina.