LA STANZA 3°

Stava entrando in cortile. Di scattò si fermò. Vide Leonida uscire, proprio di soppiatto, dalla porticina. Aveva una cosa rosa appallottolata tra le mani. Era il suo golfino, ne era certa.

Della porticina si era già accorta ma non ci aveva dato peso, non era una curiosa. 

Era la seconda volta che vedeva Leonida uscire di lì, era appena arrivata nel condominio e lo vide sgattaiolare fuori, come un topo scappa con il formaggio. 

Era passata dalla Carlina, per chiederle cosa ci fosse lì dentro.

“Una specie di magazzino con vari scaffali, armadi, scatoloni con gli addobbi per feste, di tutto”, rispose secca, con la testa bassa. Pensò che fosse di cattivo umore e lasciò correre ma adesso vedeva le cose da un’altra prospettiva.

Quella porticina doveva nascondere un segreto.

Cosa le facevano là sotto dopo averla addormentata?

Con la mente in subbuglio entrò in casa, con il fiato corto si appoggiò alla porta e qualcuno suonò. 

Fece un balzo indietro spaventatissima. Chi poteva essere?

“Ros? Ci sei? Siamo noi, Simona e Andrea”. 

Aprì la porta e Andrea, tutto contento, stese la mano con il golfino. Era ancora appallottolato, esattamente come l’aveva Leonida, poco prima.

“Eccolo qui! L’abbiamo trovato. Scusaci, deve averci giocato il gatto” Guardandolo Simona disse che forse era meglio glielo facesse lavare. “No, grazie, non vi preoccupate, ci penso io, adesso scusa ma devo proprio andare”. Chiuse in fretta la porta.

Capirono subito che doveva aver visto qualcosa.

“Magari ha beccato Leonida” disse Andrea preoccupato, “Era bianca come un cadavere” disse la moglie, “ e Leo è un deficiente. Glielo avevo detto di andare giù stamattina a prenderlo, non dopo, poteva tornare e mi sa che è stato così”

Così Simona, ci pensò un attimo, e chiamò la signora Giulia.

“Due sciocchi e un cretino” le disse, dopo aver ascoltato i fatti.

“E poi dicono largo ai giovani! Ma se siete lì, imbesuiti davanti al computer! Attenzione a tutto, attenzione ai particolari”

Anche quella non sarebbe durata.

“La tranquillizziamo con un paio di festicciole, e poi basta”.

“L’amica Paola?” chiese Simona a mezza voce.

“Questa doveva durare e voi avete rovinato tutto. Fatemi pensare, magari coinvolgerà anche lei, certo. Intanto iniziamo con la prima cena, deficienti! Domani Leo mi sente! “.

 E la signora Giulia riattaccò.

Organizzarono, passo dopo passo, tutto quello che avrebbero dovuto dire e fare.

Intanto Rosalba passò una notte in bianco. Non osava scendere e provare ad entrare nel magazzino, un magazzino, come le aveva detto Carlina.

Il giorno dopo, in ufficio raccontò alla sua amica l’accaduto.

“Allora, vedi che c’è qualcosa che non torna” le disse Paola dopo averla ascoltata, “Stai in guardia, osserva, ti invitano? Vacci subito ma non bere l’ultimo bicchiere!”.

“Ma scherzi? Io non vado più da nessuno di loro”.

“Ah! E come fai? Ma no! Fai come nulla fosse, vedrai che ti inviteranno ancora a breve” concluse, la saggia amica.

E così fu. Non proprio a breve, passarono tre settimane.

Non le capitò più di vedere Leonida entrare o uscire dalla misteriosa porticina.

L’invito era della Signora Giulia. 

Aveva sgridato Leonida – così le raccontò – perché aveva messo negli scatoloni, dopo la cena, anche il suo golfino, tutto appallottolato. Meno male che l’hai detto subito altrimenti poteva buttarlo via.

Adesso Leonida voleva scusarsi. Quella sera il cuoco sarebbe stato lui.

Ah! Ecco. Sarà una scusa o sarà vero?  – pensò Rosalba – incerta.

Seguì il consiglio dell’amica Paola e si presentò con un magnifico mazzo di fiori alla porta della signora Giulia. Le aprì Leonida che si scusò moltissimo per l’inconveniente. 

Era molto tesa ma l’anziana signora fugò tutte le sue paure, ripetè che era stato un errore grossolano, di quelli che possono succedere dopo una festa movimentata, erano in tanti, erano saliti tutti a salutarla e a conoscere la sua amica, che, davvero, era molto simpatica. 

In effetti tutti si chiedevano come mai lei si addormentasse sempre, forse qualche intolleranza?

Donna intelligente, di mondo e, soprattutto, raffinata manipolatrice, la signora Giulia riuscì a far esternare alla povera, ingenua, Rosalba tutte le sue paure.

Così, la nuova inquilina modello, cominciò a raccontare che, adesso, si sentiva una stupida: aveva immaginato che la portassero chissà dove per farle chissà cosa.

Bevvero insieme l’ultimo bicchiere, era stata una serata piacevole, anche loro erano preoccupati, ben due volte si era addormentata ma Rosalba, ormai rassicurata, se ne andò via con le sue gambe, anche se un po’ stordita. Chiese a Leonida di accompagnarla fino alla porta di casa. Aveva paura di crollare. Tutti sapevano che non sarebbe successo, infatti andò a dormire serena.

L’età avanzava e potevano avvenire dei cambiamenti, magari era intollerante a qualcosa, avrebbe prenotato una visita, la sera prima aveva bevuto meno e non si era addormentata come un sasso.

In ufficio raccontò tutta la serata, per filo e per segno, all’amica Paola. 

“Sarà, sì, sì, magari si va a cercare subito il negativo, certo, certo, comunque io non mi fiderei” e chiuse il discorso con questo laconico commento.

Ormai era la primavera inoltrata, il condominio organizzò una grigliata in cortile.

Quella sera Rosalba non bevve e non successe nulla.

Allora era stato proprio il bere troppo. Una buona ragione per eliminare, a malincuore, gli alcolici dai suoi menù.