I RESTAURATORI DEL DIAVOLO -1°

Ci voltammo entrambi.

Quello che la gente diceva, sempre sottovoce, era che lei sembrava un po’ pazza e lui – bè, lui è un pacioccone che fa tutto quel che vuole lei – sottolineò Carlo, il barista, quando alzò la testa e li vide passare rasenti alla vetrina.

I più anonimi e strani del quartiere. 

Non potevo immaginare quel che avrei scritto qualche mese più tardi nella pagina della cronaca.

In effetti, da qualche mese avevano incominciato ad incuriosirmi.

Marina e Pierluigi. 

La coppia di restauratori che vivevano lì e, da qualche anno, avevano trasferito il loro laboratorio nel magazzino sotto la parrocchia, grazie a Don Enea: si accordato con loro per una serie di restauri gratuiti al posto dell’affitto.

Questa era la storia che girava.

Marina, detta Ninina dal marito, era una donnetta piccola scialba, con i capelli biondo spento, divisi a ciocche, stoppose per la tinta, e gli occhiali con la montatura sproporzionata, appoggiata sul nasone dritto.

Queste erano le uniche cose che si notavano. 

Per tutto il resto era assolutamente anonima. 

Quando venivi in contatto con lei, la voce stridula lo sguardo sospettoso e giudicante, il comportamento da schizzata, come si dice, la rendevano immediatamente antipatica.

Il contraltare era il marito.

Pierluigi, detto Gigi dalla moglie, un omone alto con i ricci biondo-grigi, fino alle spalle, i baffoni, e gli occhi azzurri da buono e pacioccone. Quando venivi in contatto con lui, la voce calma, le poche parole, sempre incerte, ti facevano pensare che fosse un po’ tonto.

Per molti, me compresa, la storia era un’altra: aveva capito che mandare avanti sua moglie e arrivare a fare il salvatore della situazione era la cosa migliore. Lui non faceva brutte figure, lei diceva quello che voleva, tanto era inarrestabile.

Così andavano d’amore e d’accordo

L’appuntamento, il giorno di mercato, era l’imperdibile farsa della settimana.

La Ninina contrattava anche sul chilo di patate, facendo sceneggiate inverosimili. Un serial in diretta, a puntate, arricchite dalla storia della sua famiglia, della misera che incombeva sulle loro teste, sulla rovina imminente per i mutui, le tasse e il lavoro che non c’era, per terminare con qualche parente malato che mantenevano, colpa del marito che era troppo buono.

Facevano i restauratori, erano specializzati in dipinti. 

Chi si procurava i lavori era la moglie. 

Aveva trovato un fiorente mercato con la Chiesa. 

Grazie a Don Enea era riuscita a entrare in contatto con varie parrocchie e anche con personaggi, di un certo peso, della Curia Vescovile.

Quella mattina dopo l’orrenda scoperta, andavo in giro a cercare notizie interessanti sulla coppia. Camilla, la perpetua di Don Enea, iniziò a raccontare. Anni prima non lavoravano per la chiesa.

5 risposte a "I RESTAURATORI DEL DIAVOLO -1°"

  1. coulelavie ha detto:

    Certo, hai una mente sempre molto fertile… 😉
    Ma questi racconti sono… “cotti e mangiati”, ovvero recenti, e li pubblichi praticamente quando ti vengono, oppure attingi a tue vecchie opere che ogni tanto decidi di pubblicare sul blog?

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    1. auacollage ha detto:

      Un tempo avrei scritto immediatamente qui sopra, con mille errori.
      Adesso, come dire, sono più composta e attenta. Lii scrivo, li lascio lì e li correggo e poi li “pubblico” qui sopra.
      Niente di vecchio, li divido a puntate altrimenti per il blog sono troppo lunghi. Ho solo molta fantasia e l’ispirazione arriva dal mondo.
      “C’è tutto un mondo intorno che gira ogni giorno e che fermare non potrai”
      Ti ringrazio per il commento, mi sembra positivo, mi sbaglio?

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