Ma perchè no? 1°

Che poi a me – lo sapevano tutti – mi fregava un bel niente di niente.

Sarò stata anche una gemelli – magari, chissà, questa storia dell’astrologia aveva un suo senso, più o meno compiuto – ma la verità era che le lamentazioni e le critiche che facevo erano solo un modo per comunicare. Il solito modo ignorante, usuale, banale della maldicenza che crea comunanza. Trovare qualcosa di semplice da condividere. Il giudizio crea sempre una piattaforma dalla quale partire per una conversazione.

Di solito finiva lì e io avevo potuto dire quattro parole.

E a me, Ombrina – appassionato di pesca, mio padre pensò bene di martirizzarmi fin dal battesimo – non interessava, mi dimenticavo. Avevo solo bisogno di parlare. Se succedeva qualcosa non me la prendevo mai. Forse solo per cinque minuti, poi mi dimenticavo: trovavo l’astio e la rabbia cose insulse. Inutile buttare via la vita così.

Non ho altro a cui pensare di molto importante ormai, con i miei settant’anni suonati, ho un tran tran riposante, abbastanza sereno e mi piace ricordare.

Una vita nella comunicazione e nella vendita e il mio obiettivo era arrivare a “quagliare” – cosa facessero le quaglie non l’avevo mai capito – ma l’etimologia del verbo forse con l’ornitologia non aveva niente a che fare.

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