Ma perchè no? 6°

Portavo l’ombrello sempre con me.

Mi ritrovai di fronte ai due ragazzotti che mi diedero un’occhiata priva di interesse.

Poveretti, era sabato, forse stavano solo scherzando, volevano solo spaventarle.

Erano due ma io ero già arrabbiata.

Mi fermai dietro di loro.

Infilzai il primo alla nuca e cadde subito.

L’amico si girò senza capire e lo infilzai nel costato.

Non contenta, come al solito, proseguii bucherellandoli.

Non avevo pensato alle telecamere.

Ero l’unica ad essere passata di lì a quell’ora. All’angolo, con via Torinoc’era un’argenteria e le telecamere del negozio confermarono che, oltre ai quattro, solo io ero passata di lì.

Dopo quindici giorni, prima dell’alba, suonarono al citofono.

Era la polizia, se potevo andare con loro.

Chiesi se potevo vestirmi e li seguii.

A chiudere casa, ripulirla e sistemarla, ci pensò la custode che mi era affezionata.

L’anno scorso è stata venduta.

Prima hanno voluto effettuare una perizia psichiatrica ma sono risultata perfettamente sana di mente.

Al commissario che seguiva le indagini confessai tutto. Era inutile nascondere qualcosa, tanto mi avrebbero, comunque, incriminato.

Ho l’ergastolo. Ho chiesto di rimanere nella mia città, magari per buona condotta e per l’età avanzata, prima o poi mi rilasciano anche se – come hanno riferito i vari psicologi addetti alla perizia annuale – non c’è traccia di pentimento e questo non facilita le cose.

Mi hanno soprannominata “Manolete” come il grande torero.

Per dirla tutta, non mi trovo neanche male.

Alla mia età penso sia meglio qui che stare in una casa di riposo circondata solo da altri vecchi come me.

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